Se avete voglia di scappare dal traffico della città e sentirvi per qualche giorno naufraghi di una natura incontaminata (dove a tratti anche il cellulare non prende), al di fuori delle solite rotte turistiche, l’Appennino è ciò che fa per voi.  

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I boschi, foto di Emanuele Benigni

Il nostro trekking a piedi, sulle tracce del turismo responsabile, parte alla scoperta della Val Cedra, una valle poco conosciuta dell’Appennino Parmense, nel cuore del Parco Regionale dei Cento Laghi, attraversata dall’Alta via dei Parchi, il sentiero di crinale che dall’Emilia Romagna arriva fino alle Marche. 

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Foto di Emanuele Benigni

Arrivati a Pratospilla, dopo un’ora e mezza di viaggio da Parma, basta un attimo per lasciarsi rapire dal ritmo lento della montagna e dei suoi antichi borghi, immergersi nella natura e dimenticare il rumore della città. Il nostro percorso a piedi inizia tra le suggestive faggete del parco dei Cento Laghi, avvolte da una nebbia fitta e misteriosa, con la guida ambientale di Monica Valenti. Osserviamo la natura incantata del Parco, che ha questo nome non perché cento siano i laghi ma perché la zona è ricca d’acqua: 19 laghi, ma anche ruscelli e torrenti.

Camminiamo assaporando il bosco addormentato nella nebbia, il profumo avvolgente del muschio, il luccichio delle cortecce grigie incrostate dai licheni, il colore brillante delle prime fioriture primaverili. Monica ci spiega che tra queste montagne l’acqua viene sfruttata per la produzione di energia idroelettrica, sebbene dalla tragedia del Vajont in poi non vengono più utilizzati gli sbarramenti delle dighe. Più sopra, a circa 1500 metri, raggiungiamo il lago Verde. Un piccolo lago accogliente, i cui contorni appaiono quando la nebbia si sposta o si dirada. Le racchette da nordic walking, offerte per l’occasione dall’insegnante Francesco Bonini (dell’Associazione Italiana Nordic Walking), sono uno strumento incredibile per migliorare l’equilibrio, sentire meno la fatica e muoverci leggeri lungo il sentiero.

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Val Cedra, foto di Emanuele Benigni

Quando la fame si fa sentire il pic-nic è un “pranzo selvatico” cucinato da Elena, dell’azienda biologica La Giustrela, rigorosamente con prodotti biologici e a chilometro zero, antiche ricette della montagna, fiori ed erbe aromatiche raccolte sul posto. Ecco esattamente cosa contiene il nostro cestino da pic-nic: pane fatto con lievito madre e farina biologica macinata a pietra di grano di tre varietà, parmigiano locale con diverse stagionature accompagnato con noci raccolte a Casarola e confettura di fiori d’acacia (fiori dei Cento Laghi e zucchero di canna bio); frittata di erbe selvatiche miste (primula, tarassaco, ortica, alliaria, parietaria), farro biologico con boccioli del tarassaco e spinacio selvatico, pattona, un tipico dolce della montagna con la farina di castagne; crostata con confetture di Mirabolano (susina selvatica colta nel Parco dei cento laghi) fatta naturalmente con ingredienti bio e uova delle galline felici di Casarola!  Il problema, a quel punto, è abbandonare una così buona tavola e proseguire la camminata. Per favorire la digestione, percorriamo un altro breve tragitto per arrivare al lago Palo. Finalmente si apre il cielo, il sole illumina la superficie del lago ed il contorno di cime, con tracce di neve qua e là.

Lago Palo, Val Cedra, foto di Emanuele Benigni
Lago Palo, Val Cedra, foto di Emanuele Benigni

E’ difficile trovare la forza per lasciare quel luogo magico, ma siamo costretti a farlo per scendere tra i suggestivi borghi di Casarola e Riana, dove oggi abitano stabilmente una decina di persone. Qui in un’antica cascina ristrutturata e adibita ad uso pubblico, con attrezzi agricoli appesi alle pareti, ci attende la proiezione del docu-film “Alta Via dei Parchi, Viaggio a piedi in Emilia Romagna”. Dopo il film, alcuni abitanti del luogo ci raccontano della loro tenacia nel mantenere in vita le piccole frazioni come Riana e Casarola, del loro impegno e dell’affetto che serve per continuare a vivere sull’Appennino.

A cena ci attende l’atmosfera rilassata e informale della “Taverna del lupo“, una tipica osteria che cucina piatti squisiti secondo antiche ricette della tradizione: tortelli con ripieno di ortiche, tagliatelle verdi con prugnoli (funghi primaverili raccolti nei boschi), castagnaccio e frittelle con fiori di acacia. 

Ezio , foto di Stefano Parmeggiani
Ezio , foto di Stefano Parmeggiani

Ezio, il contadino del luogo, chiude la stalla un po’ prima del dovuto per accompagnare la nostra serata con la sua chitarra e le sue divertenti “fole” (storielle) in dialetto.  

Basta una giornata in montagna e si ha la sensazione di conoscere da sempre i propri compagni di viaggio: Stefano abbraccia la chitarra e accompagna Ezio nella sua musica, Luigi fa in modo che il bicchiere del cantastorie di montagna sia sempre pieno, Pierluigi propone brindisi in rima, secondo l’autentica tradizione salentina, Emanuele cattura con la sua macchina fotografica ogni istante della giornata.

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I bivacchi nel castagneto secolare di Casarola

Chi vuole vivere a pieno l’atmosfera della montagna sceglie di dormire in antichi essiccatori di castagne, che un tempo mantenevano in vita il paese di Casarola durante il rigido inverno, e che oggi sono semplici bivacchi in pietra e legno.  Chi invece cerca la comodità può scegliere tra l’accogliente ostello di Riana e il bellissimo B&B eco-sostenibile La casa dei Lupini, a Valditacca, dove anche la colazione è biologica.

L’avventura a chilometro zero è solo all’inizio, se volete conoscere le tappe successive, lungo l’Alta via dei Parchi dalle Alpi di Succiso fino a Cerreto Alpi, non perdetevi i prossimi articoli del Blog.

Nel frattempo vi suggeriamo di leggere il magnifico articolo scritto da Stefano Parmeggiani, uno dei partecipanti al trekking, che inizia così:  “C’è chi l’appennino non l’ha mai vissuto e lo liquida facile, secondo arrivato nella lotta contro la gravità dietro alle sue nobili sorelle: le Alpi. C’è chi nella montagna vede solo tappeti di foglie rosse in autunno, freddo e neve in inverno, verde rigoglioso in primavera e caldo asfissiante in estate. C’è chi non percepisce l’invisibile nascosto tra le pieghe della montagna, chi non legge la storia nelle pietre dei muri, chi non annusa la magia dei fiori sui prati, o la speranza che emana dalla gente che abita quei luoghi desolati. Io, tra quelli, ci sono stato per 30 anni. Ma da oggi non più….”  Per leggere tutto l’articolo  “Annusando quell’odere di un futuro possibile

 

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