In Italia esistono luoghi che sembrano custodire una storia tutta loro. Sono angoli nascosti tra boschi, rocce e antichi borghi, dove il confine tra natura, arte e immaginazione diventa quasi impossibile da distinguere. Sono luoghi magici e segreti, e tra questi è impossibile non parlare di Bomarzo, nella Tuscia viterbese.
Qui, immerso nella vegetazione, si trova uno dei giardini più enigmatici d’Italia: il Sacro Bosco di Bomarzo, conosciuto anche come Parco dei Mostri. Un luogo popolato da enormi creature di pietra, divinità, animali fantastici e architetture apparentemente impossibili.
Cos’è il Sacro Bosco di Bomarzo?
Il Sacro Bosco di Bomarzo è un giardino cinquecentesco popolato da sculture monumentali e architetture immerse nella vegetazione, realizzato per volontà di Pier Francesco Orsini, detto Vicino, nella seconda metà del XVI secolo. Il percorso comprende figure mitologiche, animali fantastici, edifici e misteriose iscrizioni.

Rispetto ai raffinati giardini all’italiana della stessa epoca, il Bosco di Bomarzo segue una strada completamente diversa. Le forme non cercano ordine e simmetria: sono gigantesche, sorprendenti, talvolta inquietanti. Inoltre, la vegetazione non fa semplicemente da sfondo alle opere. Roccia, alberi e sculture sembrano appartenere allo stesso paesaggio, creando un ambiente in cui è facile perdere per qualche ora il senso delle proporzioni.
Ed è proprio questo uno dei segreti del luogo: non esiste una sola chiave di lettura capace di spiegare completamente il Sacro Bosco. Nei secoli sono state avanzate diverse interpretazioni, legate alla mitologia, alla letteratura, alla simbologia e persino all’esoterismo, ma il giardino continua a lasciare spazio all’immaginazione di chi lo attraversa.
Perché il Sacro Bosco è chiamato Parco dei Mostri?
Il nome Parco dei Mostri deriva dalle numerose sculture fantastiche che si incontrano lungo il percorso. Sono creature ibride, animali giganteschi, divinità e figure dalle sembianze enigmatiche, scolpite direttamente nella pietra.
Tra le immagini più conosciute c’è il grande Orco, un gigantesco mascherone con la bocca spalancata che è diventato uno dei simboli di Bomarzo. Poco distante si incontrano l’elefante con la torre sulla schiena, le sfingi, il drago, la tartaruga gigante e altre figure che sembrano emergere naturalmente dal bosco. All’ingresso, due sfingi sembrano mettere alla prova chi arriva, mentre un’iscrizione invita a chiedersi se le meraviglie del luogo siano state create “per incanto o pur per arte”.

Anche il rapporto con la natura contribuisce all’effetto straniante. Le sculture non sono disposte come in un museo all’aperto: si incontrano lungo il bosco, tra sentieri e vegetazione, quasi fossero creature che abitano da sempre questo luogo.
Chi ha creato il Parco dei Mostri di Bomarzo?
Il Sacro Bosco fu voluto da Pier Francesco Orsini, detto Vicino, signore di Bomarzo, e venne realizzato nella seconda metà del Cinquecento.
Per molto tempo il progetto è stato associato soprattutto all’architetto Pirro Ligorio. Gli studi più recenti hanno però rimesso in discussione l’attribuzione complessiva del progetto e il ruolo dei diversi artisti e architetti coinvolti nella sua realizzazione. Quello che sappiamo è che Vicino Orsini trasformò il paesaggio in un’opera singolare, facendo lavorare direttamente la roccia vulcanica del territorio. Il risultato fu molto diverso dai modelli rinascimentali più ordinati e celebrativi.
Il mistero dei mostri di pietra
È proprio il significato delle sculture uno degli aspetti più affascinanti del Parco dei Mostri di Bomarzo. Perché un elefante? Perché una gigantesca tartaruga? Cosa rappresenta l’Orco? E perché alcune figure sembrano appartenere a un mondo mitologico mentre altre assumono forme quasi grottesche?
Nel corso del tempo sono state proposte numerose interpretazioni. Alcune cercano riferimenti nella letteratura classica e rinascimentale, altre nella simbologia, altre ancora nella cultura ermetica dell’epoca.
Ma cercare una soluzione definitiva forse significa perdere parte del fascino del luogo. Il Sacro Bosco è stato definito anche un vero e proprio labirinto di allusioni e illusioni, e la sua forza sta proprio nella possibilità di essere interpretato in modi diversi.

Anche per questo vale la pena attraversarlo senza cercare soltanto le sculture più fotografate. A Bomarzo il viaggio continua anche quando smettiamo di cercare una risposta.
La storia dimenticata del Sacro Bosco
Uno degli aspetti meno conosciuti della storia di Bomarzo riguarda il lungo periodo in cui il Sacro Bosco rimase in condizioni di abbandono.
Dopo secoli di trasformazioni, il giardino era stato progressivamente inghiottito dalla vegetazione. A metà del Novecento le sculture erano in parte nascoste, annerite e circondate dal bosco. Alcune immagini dell’epoca restituiscono un luogo molto diverso da quello che possiamo visitare oggi.

Il recupero del complesso fu avviato negli anni Cinquanta da Giancarlo e Tina Severi Bettini, che nel 1954 acquistarono i terreni e intrapresero un importante lavoro di pulizia e recupero delle opere e dei sentieri. Alcune sculture vennero liberate dalla vegetazione e in alcuni casi ricomposte, restituendo progressivamente leggibilità al percorso.
La Piramide di Bomarzo: un mistero ancora più antico
Bomarzo custodisce un luogo ancora più antico e misterioso. A poca distanza dal Parco dei Mostri, nei boschi tra Bomarzo e Chia, nel territorio comunale di Soriano nel Cimino, si trova la cosiddetta Piramide di Bomarzo, un’imponente struttura rupestre scavata nella roccia vulcanica.
La sua funzione non è ancora del tutto chiarita. Gli studi geologici e archeologici indicano per l’area una frequentazione molto antica e considerano la struttura un monumento di particolare interesse, con l’ipotesi più accreditata che possa trattarsi di un altare rupestre legato a pratiche rituali di epoca etrusco-romana.

La Piramide è rimasta a lungo nascosta dalla vegetazione. La struttura è stata riscoperta nel 2002 e resa fruibile a partire dal 2008 grazie al lavoro di Salvatore Fosci, che ne curò la ripulitura dalla vegetazione e il recupero dei sentieri di accesso.
La struttura conserva una serie di gradini e lavorazioni direttamente nella roccia. Ancora oggi la sua funzione precisa rimane oggetto di studio e discussione: proprio questa incertezza contribuisce a rendere l’esperienza particolarmente suggestiva.
Cosa vedere nei dintorni di Bomarzo

La visita al Sacro Bosco di Bomarzo può diventare l’occasione per esplorare altri luoghi suggestivi della Tuscia. A poca distanza si trovano Viterbo, con il suo centro medievale e il quartiere di San Pellegrino, Soriano nel Cimino, ai piedi del Monte Cimino, e, nei pressi di Viterbo, la necropoli etrusca di Castel d’Asso, immersa nel bosco. Spostandosi un po’ più lontano si può raggiungere anche Civita di Bagnoregio, arroccata sulla Valle dei Calanchi. Un itinerario nella zona permette così di alternare arte, archeologia, borghi e paesaggi naturali, seguendo il filo conduttore di una terra ricca di storia e ancora capace di sorprendere.
Dove dormire vicino al Parco dei Mostri di Bomarzo
Per esplorare Bomarzo e gli altri luoghi della Tuscia, una soluzione interessante è il B&B Casale Hortensiae, vicino a Orte.

Immerso nella natura con vista sulla Valle del Tevere, il B&B offre un’autentica esperienza in campagna e può essere un buon punto di partenza per raggiungere Bomarzo, Viterbo, Orvieto, il Lago di Bolsena e altri luoghi della Tuscia. La struttura dispone di un giardino con piscina, e offre una gustosa colazione biologica e vegetale. Gli host dichiarano di mettere in pratica diverse pratiche ambientali nella loro vita di tutti i giorni, tra cui l’utilizzo di energia da fonti rinnovabili, il recupero e riuso delle acque, il riscaldamento dell’acqua con i pannelli solari e l’uso di prodotti per la pulizia ecologici. La struttura ha infine la certificazione Eco Bio Turismo ICEA.
Dal casale passa la Via Amerina, percorribile a piedi, in bicicletta o a cavallo, offrendo l’opportunità di trasformare la visita a Bomarzo in un viaggio più lento alla scoperta del territorio.
Immagine di copertina: foto via Canva PRO

B&B Casale Hortensiae – Bed & Breakfast Ecosostenibile a Orte, Viterbo, Lazio, IT 



