Dalla Francia alla Spagna, dall’Italia ai Balcani, l’estate 2026 sta mettendo l’Europa di fronte a un clima sempre più estremo. Ma il problema non è soltanto come proteggerci dal caldo: dobbiamo anche ripensare il modo in cui viaggiamo, riducendo il turismo più impattante e scegliendo forme di mobilità e ospitalità più sostenibili.
C’è un’estate che ricorderemo per il caldo. E forse, come ha osservato il climatologo Luca Mercalli, potrebbe essere proprio questa una delle estati che in futuro considereremo “fresche”.
L’Europa sta vivendo una nuova stagione di temperature eccezionali, ondate di calore, siccità e incendi. Al 14 agosto 2026 è in corso la quinta grande ondata di calore dell’estate europea, mentre Francia, Spagna, Italia, Balcani e Regno Unito stanno affrontando temperature molto elevate e condizioni di siccità che aumentano il rischio di incendi.
Non è un fenomeno isolato. L’Europa è il continente che si sta riscaldando più rapidamente al mondo. Il rapporto European State of the Climate 2025, realizzato da Copernicus ed ECMWF, ha evidenziato che nel 2025 il continente ha sperimentato la seconda ondata di calore più severa mai registrata, mentre la Fennoscandia subartica ha vissuto la sua più lunga ondata di calore. E il 2026 sta aggiungendo nuovi segnali.
L’estate 2026: un altro campanello d’allarme

A luglio 2026 l’Europa occidentale ha registrato temperature eccezionali: secondo Copernicus, luglio è stato il secondo luglio più caldo mai registrato nell’Europa occidentale, con una temperatura media di 22,48 °C, 2,53 °C sopra la media del periodo 1991-2020. La Francia ha registrato il luglio più caldo della sua storia.
Pochi giorni dopo, una nuova ondata di calore ha investito gran parte dell’Europa.
In Francia alcune località hanno superato i 40 °C, mentre il caldo e la siccità hanno favorito incendi e messo sotto pressione risorse idriche ed energetiche. In Grecia gli incendi hanno costretto anche all’evacuazione di turisti. Nel Regno Unito il 13 agosto è stata registrata una temperatura di 38,1 °C, la più alta dell’anno, mentre in diverse zone dell’Europa continentale si sono raggiunti o superati i 40 °C.
Sono immagini che conosciamo ormai bene. Ma il rischio è abituarci. Perché ciò che fino a pochi decenni fa consideravamo eccezionale sta diventando più frequente.
Non è più soltanto una questione di caldo

Un’ondata di calore non significa soltanto dover cercare un po’ d’ombra durante le vacanze. Temperature elevate e prolungate hanno conseguenze sulla salute, sull’agricoltura, sull’acqua, sull’energia, sugli ecosistemi e sulle infrastrutture.
La siccità riduce la disponibilità d’acqua. I fiumi possono raggiungere livelli molto bassi. Gli incendi diventano più probabili e difficili da controllare. Il caldo può compromettere la produzione energetica e mettere sotto pressione infrastrutture progettate per condizioni climatiche molto diverse.
Nell’estate 2026, per esempio, i bassi livelli dei fiumi hanno già creato problemi alla navigazione e alla produzione energetica in alcune aree europee.
Il caldo uccide: il rischio per la salute non è più un’ipotesi
E naturalmente c’è la salute. Ma parlare soltanto di “disagio” durante le giornate più calde rischia di ridimensionare il problema. Il caldo estremo può uccidere.
L’Agenzia Europea dell’Ambiente considera il caldo uno dei principali rischi climatici per la salute in Europa. E gli effetti sono già misurabili: uno studio pubblicato su Nature Medicine ha stimato 61.672 decessi attribuibili al caldo nell’estate 2022, allora la più calda mai registrata in Europa. In Italia la stima è stata di 18.010 morti, il numero più elevato tra i Paesi analizzati.
Una successiva stima dell’EEA ha portato il bilancio europeo del 2022 a oltre 70.000 decessi legati al caldo, mentre nel 2023 sono state stimate quasi 48.000 morti.
E non si tratta soltanto del cosiddetto “colpo di calore”. Temperature elevate e prolungate possono aggravare problemi cardiovascolari e respiratori e mettere sotto forte stress l’organismo, soprattutto negli anziani e nelle persone più fragili.
Non conta soltanto quanto fa caldo, ma per quanto tempo
È uno degli aspetti più preoccupanti delle nuove ondate di calore. Il caldo persistente è particolarmente pericoloso, soprattutto quando anche le temperature notturne rimangono elevate e il corpo non riesce a recuperare.
Come ha spiegato Luca Mercalli, lo stress termico è cumulativo: giorni o settimane di temperature eccezionali possono diventare fatali. Il climatologo ha inoltre sottolineato che, con il riscaldamento globale, in futuro temperature estreme oggi eccezionali potrebbero diventare più frequenti anche in Italia.
Il rischio riguarda anche chi è in vacanza
Questa realtà riguarda direttamente il turismo. Durante un’ondata di calore, una giornata trascorsa camminando per una città d’arte, un’escursione sotto il sole o un’attività fisica nelle ore più calde possono diventare situazioni rischiose.
Per questo adattare il turismo al cambiamento climatico significa anche proteggere le persone: scegliere le ore più fresche, garantire accesso all’acqua e all’ombra e prestare attenzione agli avvisi sanitari diventano sempre più importanti.
Ma non basta adattarsi.
Se le ondate di calore diventano più frequenti e intense, dobbiamo anche chiederci quanto sia sostenibile continuare a concentrare milioni di persone nelle stesse destinazioni, negli stessi periodi dell’anno, aumentando contemporaneamente consumi energetici, pressione sull’acqua e spostamenti ad alta intensità di emissioni.
Adattare il turismo al caldo è necessario. Ridurne l’impatto sul clima lo è altrettanto.
Che cosa succede al turismo in un’Europa sempre più calda?
Per decenni abbiamo costruito una parte importante dell’economia turistica europea attorno a una certezza: l’estate è la stagione delle vacanze.
Mare, città d’arte, festival, escursioni, campeggi, borghi e viaggi concentrati soprattutto tra luglio e agosto. Ma cosa succede quando proprio questi mesi diventano sempre più caldi?
Il cambiamento climatico potrebbe modificare profondamente la geografia e la stagionalità del turismo europeo. Le destinazioni mediterranee potrebbero diventare meno piacevoli durante le settimane più calde, mentre cresce l’interesse per destinazioni e periodi più freschi, il fenomeno delle cosiddette coolcations.
Questo potrebbe significare spostare progressivamente una parte dei flussi turistici fuori dai mesi più caldi, privilegiando periodi come settembre, ottobre e, dove il clima lo consente, anche novembre, quando molte destinazioni europee possono offrire temperature più piacevoli, meno affollamento e una minore pressione sulle risorse.
Non si tratta soltanto di una necessità climatica: può diventare anche una nuova opportunità per i territori. Allungare la stagione turistica significa distribuire meglio i flussi durante l’anno, ridurre la concentrazione di visitatori nei mesi di punta e valorizzare destinazioni e attività che oggi vengono considerate soprattutto estive.
Le montagne, intanto, dovranno fare i conti con la riduzione della neve in inverno; le località costiere con l’innalzamento del livello del mare e gli eventi estremi; le aree rurali con una crescente pressione sulle risorse idriche.
L’Agenzia Europea dell’Ambiente considera il turismo tra i settori che dovranno adattarsi agli effetti del cambiamento climatico, soprattutto nell’Europa meridionale, dove caldo, siccità e scarsità d’acqua possono diventare fattori sempre più importanti per la competitività delle destinazioni.
Ma qui emerge una domanda fondamentale: dobbiamo soltanto adattare il turismo al cambiamento climatico oppure dobbiamo anche cambiare il turismo che contribuisce a produrlo?
Non basta adattarsi: dobbiamo ridurre il turismo più impattante

Possiamo progettare edifici più freschi. Possiamo piantare alberi. Possiamo utilizzare energie rinnovabili. Possiamo migliorare la gestione dell’acqua. Possiamo scegliere destinazioni meno esposte al caldo.
Tutto questo è importante. Ma non basta. Perché se continuiamo ad aumentare le emissioni di gas serra, saremo costretti ogni anno a investire sempre di più nell’adattamento. È una corsa senza fine.
Dobbiamo quindi lavorare su due fronti: adattare il turismo al nuovo clima e, contemporaneamente, ridurre l’impatto climatico del turismo.
E questo significa anche avere il coraggio di parlare di ciò che spesso viene lasciato fuori dalla narrazione del “turismo sostenibile”: voli aerei, crociere, turismo di massa e crescita continua degli spostamenti.
Meno voli, quando possiamo scegliere il treno

L’aviazione è una delle questioni più difficili quando parliamo di turismo sostenibile.
Secondo l’Agenzia Europea dell’Ambiente, nel 2023 l’aviazione internazionale è stata la seconda maggiore fonte di emissioni di gas serra del settore dei trasporti nell’UE, dopo il trasporto stradale. Le emissioni dell’aviazione internazionale sono aumentate del 124% tra il 1990 e il 2023.
Il dato ci obbliga a fare una riflessione semplice. Non tutti i voli sono evitabili. Ma alcuni sì. Un viaggio intercontinentale è molto diverso da un weekend europeo raggiungibile in treno. Se esiste una buona alternativa ferroviaria, possiamo scegliere di lasciare l’aereo a terra.
E possiamo trasformare il viaggio stesso in parte dell’esperienza: attraversare paesaggi, fermarsi in piccoli centri, rallentare, conoscere territori che altrimenti vedremmo soltanto dal finestrino dell’aereo.
La domanda da porsi prima di prenotare potrebbe essere: “Ho davvero bisogno di volare per arrivare a destinazione?” Se la risposta è no, il treno può essere una scelta semplice e concreta.
E le crociere?

Anche il modello delle grandi crociere merita una riflessione. Una nave da crociera può trasportare migliaia di persone contemporaneamente e concentrare enormi flussi turistici in poche ore in una destinazione.
Il problema non riguarda soltanto le emissioni della nave, ma anche il modello turistico: grande consumo di energia e risorse, concentrazione dei visitatori, pressione sui porti e sulle città, e spesso una permanenza molto breve nel territorio visitato.
L’Unione Europea sta introducendo misure per ridurre l’intensità climatica del trasporto marittimo. Il regolamento FuelEU Maritime prevede una progressiva riduzione dell’intensità delle emissioni dei combustibili utilizzati dalle navi. La riduzione prevista è del 2% nel 2025 e arriverà fino all’80% nel 2050 rispetto al livello di riferimento del 2020.
La tecnologia è fondamentale. Ma anche qui dobbiamo porci una domanda più ampia: possiamo davvero considerare sostenibile un modello basato sulla crescita continua del numero e delle dimensioni delle navi? Rendere una nave più efficiente è importante. Ma ridurre la pressione del turismo di massa lo è altrettanto.
Il problema non è viaggiare. È viaggiare troppo e male

Dire che dobbiamo ridurre il turismo più impattante non significa dire che dobbiamo smettere di viaggiare. Il viaggio è una straordinaria forma di conoscenza. Permette di incontrare culture diverse, sostenere economie locali, comprendere la biodiversità, costruire relazioni e aprire la mente.
Il punto è un altro. Dobbiamo superare l’idea che viaggiare significhi necessariamente andare sempre più lontano, sempre più spesso e sempre più velocemente.
Il turismo del futuro potrebbe essere fatto di meno voli e più treni. Di meno weekend mordi-e-fuggi e soggiorni più lunghi. Di meno destinazioni sovraffollate e più territori distribuiti. Di meno turismo concentrato in agosto e più viaggi durante tutto l’anno. Di meno grandi navi e più esperienze legate realmente ai territori. Di meno consumo e più relazione.
Viaggiare meno, viaggiare meglio

Forse la vera rivoluzione del turismo sostenibile è proprio questa: non dobbiamo necessariamente viaggiare di più. Dobbiamo viaggiare meglio.
Un viaggio di una settimana in treno può essere più ricco di tre weekend in aereo.
Una vacanza in un piccolo borgo può lasciare più ricordi di una giornata trascorsa in una città invasa dal turismo.
Una passeggiata nel bosco può essere più rigenerante di un programma pieno di attrazioni.
E soggiornare quattro o cinque notti nella stessa struttura può permetterci di conoscere davvero una destinazione, invece di attraversarne cinque in pochi giorni. Il turismo sostenibile è anche una questione di come arriviamo, quanto ci fermiamo e quante risorse consumiamo.
Anche scegliere dove dormire diventa importante

Naturalmente anche le strutture ricettive possono fare la loro parte. In un clima sempre più caldo, una struttura sostenibile dovrebbe essere progettata non soltanto per consumare meno, ma anche per resistere meglio alle nuove condizioni climatiche.
Bioarchitettura, isolamento termico, schermature solari, ventilazione naturale, alberi e spazi verdi possono contribuire al comfort estivo riducendo la necessità di utilizzare continuamente l’aria condizionata.
Energia rinnovabile, illuminazione efficiente e sistemi per ridurre i consumi idrici aiutano invece a diminuire la pressione sulle risorse. Sono tutti elementi che diventano ancora più importanti durante un’ondata di calore.
Scegliere una struttura realmente attenta all’ambiente significa quindi anche chiedersi:
- Come utilizza l’acqua?
- Da dove arriva l’energia?
- Come è progettato l’edificio?
- Come possiamo raggiungerla senza automobile?
- Quale rapporto ha con il territorio e con la comunità locale?
7 modi per viaggiare in un’Europa più calda

1. Scegli il treno quando è una buona alternativa
Per le distanze europee raggiungibili comodamente su rotaia, il treno può diventare la prima scelta.
2. Riduci i voli non necessari
Non è necessario eliminare ogni volo dalla propria vita. Ma possiamo ridurre quelli che hanno alternative praticabili e privilegiare soggiorni più lunghi quando dobbiamo volare.
3. Evita le destinazioni più affollate nei periodi di picco
Distribuire i flussi significa anche proteggere i territori più fragili.
4. Viaggia fuori stagione
Primavera e autunno possono offrire temperature più piacevoli, meno folla e un impatto più equilibrato sulle destinazioni.
5. Scegli strutture realmente sostenibili
Cerca edifici efficienti, energie rinnovabili, risparmio idrico, mobilità sostenibile e attenzione alla biodiversità.
6. Rimani più a lungo
Meno spostamenti e soggiorni più lunghi significano spesso meno emissioni e una relazione più autentica con il luogo.
7. Rallenta
Camminare, andare in bicicletta, utilizzare i mezzi pubblici e scoprire i dintorni a ritmo lento non sono rinunce.
Sono modi diversi di viaggiare.
Il turismo del futuro sarà più vicino?

Forse sì. E potrebbe essere una buona notizia.
L’Europa è il continente che si sta riscaldando più rapidamente. Il rapporto europeo sul clima mostra che il cambiamento non riguarda soltanto il Mediterraneo: anche regioni settentrionali, ecosistemi artici, ghiacciai e mari stanno subendo trasformazioni profonde.
Contemporaneamente, il settore dei trasporti continua a rappresentare una parte enorme delle emissioni europee. Nel 2023 il trasporto ha prodotto circa un terzo delle emissioni di gas serra dell’UE; l’EEA evidenzia inoltre che la riduzione delle emissioni del settore procede troppo lentamente rispetto agli obiettivi climatici.
Questo significa che non possiamo parlare di turismo sostenibile senza parlare anche di mobilità.
Non basta costruire un hotel ecologico se per arrivarci prendiamo un volo di due ore per una vacanza di due giorni.
Non basta piantare alberi se continuiamo a moltiplicare i voli.
Non basta rendere una nave da crociera più efficiente se continuiamo a far crescere il turismo di massa.
La sostenibilità deve riguardare l’intero viaggio.
Un nuovo modo di pensare la vacanza

Forse il vero lusso del futuro non sarà raggiungere una destinazione dall’altra parte del mondo.
Sarà avere tempo.
Tempo per arrivare lentamente.
Tempo per fermarsi.
Tempo per camminare.
Tempo per conoscere le persone.
Tempo per osservare un paesaggio.
Tempo per respirare.
E forse, in un mondo che corre verso temperature sempre più elevate, anche rallentare sarà una forma di sostenibilità.
Non dobbiamo smettere di viaggiare. Dobbiamo smettere di pensare che viaggiare significhi consumare sempre più energia per vedere sempre più luoghi nel minor tempo possibile.
La domanda per il turismo del futuro, allora, potrebbe non essere più: “Dove possiamo andare?” Ma: “Quale viaggio possiamo fare senza pesare troppo sul luogo che desideriamo conoscere?”
E forse anche: “Quali viaggi vale davvero la pena fare?”
In un’Europa che soffoca dal caldo, queste non sono più domande teoriche. Sono domande che riguardano il futuro dei nostri territori, delle nostre vacanze e del pianeta che vogliamo lasciare a chi verrà dopo di noi.
Per Approfondire
- Copernicus Climate Change Service – European State of the Climate 2025: l’Europa si sta riscaldando più del doppio rispetto alla media globale e nel 2025 ha registrato la seconda ondata di calore più severa mai osservata.
- World Meteorological Organization – State of the Climate in Europe 2025: temperature, ondate di calore, ghiacciai ed eventi estremi.
- European Environment Agency – Sustainability of Europe’s Mobility Systems 2025: dati sulle emissioni di trasporto, aviazione e navigazione.
Nota: le dichiarazioni di Luca Mercalli sull’estate italiana 2026 e sulla possibilità che possa risultare tra le più calde della serie storica sono state riportate nell’intervista del 4 agosto 2026 citata nella notizia di partenza. Il bilancio climatologico definitivo dell’estate sarà disponibile dopo la conclusione della stagione.
Immagine di copertina: foto via Canva PRO

