La canonica di Santa Maria di Vezzolano si trova nel Basso Monferrato, in un territorio dove il patrimonio romanico è disseminato tra piccoli Comuni e località collinari. Documentata già nel 1095, è una delle testimonianze medievali meglio conservate del Piemonte e uno dei luoghi principali della Rete Romanica di Collina.

La canonica custodisce elementi di grande interesse artistico, come il magnifico chiostro e il raro jubè, con sculture che conservano le coloriture originali. Ma Vezzolano è anche un punto di partenza per conoscere un patrimonio molto più ampio.

Un Romanico fuori dai circuiti più conosciuti

L'abazia di Vezzolano vista dall'alto, immersa nel verde e collegata ai cammini del romanico
Foto via Canva PRO

La Rete Romanica di Collina riunisce numerose chiese e comuni, tra cui luoghi di notevole valore artistico come l’Abbazia di Santa Fede e la chiesa di San Genesio.

Il valore della rete sta proprio nel mettere in relazione luoghi che, presi singolarmente, difficilmente diventerebbero una destinazione turistica. Il Romanico diventa così un patrimonio diffuso, da scoprire seguendo un itinerario anziché attraverso una singola visita.

Il Cammino del Romanico

dettaglio decorazioni romaniche nella chiesa di Vezzolano
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Il Cammino del Romanico infatti collega le chiese e i comuni della rete lungo 190 chilometri suddivisi in sette tappe. La prima parte da Vezzolano e arriva ad Andezeno per quasi 28 chilometri.

Un percorso più breve collega invece Castelnuovo Don Bosco a Vezzolano, attraversando strade secondarie, tratti agricoli e sentieri.

Camminando, le architetture romaniche vengono lette all’interno del territorio che le ha conservate. Il percorso attraversa anche le vigne, elemento fondamentale dell’economia locale. Si incontrano coltivazioni di freisa, barbera, malvasia e bonarda: non soltanto un paesaggio da osservare, ma il risultato di un’attività agricola che ancora oggi contribuisce all’identità del Monferrato.

È questa la differenza tra raggiungere Vezzolano e arrivarci a piedi: il territorio attraversato diventa parte della visita.

Un patrimonio ancora poco conosciuto

porticato romanico dell'abazzia di vezzolano, Piemonte
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Il Cammino offre una prospettiva diversa sul patrimonio culturale piemontese. Le chiese romaniche non sono semplicemente monumenti da visitare uno dopo l’altro, ma tappe di una stessa storia.

Non è il singolo monumento a creare l’itinerario, ma la rete di piccoli patrimoni a creare una nuova destinazione.

È un modello interessante anche dal punto di vista turistico: collegare più luoghi significa distribuire l’attenzione e favorire la scoperta di piccoli Comuni e realtà locali normalmente fuori dai circuiti più frequentati. Significa anche sostenere le attività produttive locali, scegliendo quando possibile prodotti del territorio e contribuendo così a mantenere valore economico nelle comunità attraversate.

Conservare anche la biodiversità

Abazzia romanica di Vezzolano vista dall'alto, inserita nel paesaggio verde
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A Vezzolano poi, la tutela del patrimonio non riguarda soltanto l’architettura. Accanto alla canonica si trova un frutteto dedicato al recupero di antiche varietà locali.

Conservare queste piante significa proteggere biodiversità, conoscenze agricole e memoria del territorio. È un esempio concreto di come il concetto di patrimonio possa comprendere tanto una scultura medievale quanto una varietà tradizionale di frutta.

Camminare per conoscere

dettaglio della facciata decorata
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Il Cammino del Romanico mostra quindi come cultura e sostenibilità possano incontrarsi.

Percorrere almeno una parte dell’itinerario a piedi significa ridurre gli spostamenti in automobile, ma anche fermarsi nei piccoli centri, conoscere le attività locali e attraversare con maggiore attenzione il territorio.

La canonica di Santa Maria di Vezzolano diventa così più di una meta: è il punto di partenza di una rete che permette di trasformare tanti piccoli patrimoni, spesso poco conosciuti, in un unico itinerario da vivere lentamente. Il Romanico non è più soltanto qualcosa da visitare, ma un modo per conoscere il territorio e le comunità che ancora oggi lo custodiscono.

Immagine di copertina: foto via Canva PRO

Sveva

Autore: Sveva Manzi. Sono Sveva, infermiera per professione e appassionata di viaggio per vocazione. Il mio lavoro mi ha insegnato ad ascoltare le persone e a prendermi cura di loro. Ogni viaggio fatto mi insegna a guardare con occhi nuovi i luoghi, le storie e le persone che incontro. Per dare sostanza a questa passione frequento un Master in Turismo. Il percorso di formazione sul campo mi permette di collaborare con l’Ente Turismo in Collina, che opera nel Basso Monferrato con una visione privilegiata verso tutto ciò riguarda il periodo del romanico, fornendomi la possibilità e gli strumenti per conoscere questo territorio e scoprire quanto un viaggio possa essere anche un’occasione per rispettare, preservare e valorizzare l’ambiente che ci circonda. Mi cattura l’idea di un turismo più lento e consapevole, capace di creare un legame con i luoghi e con le persone che li abitano. È questo il percorso che ho intenzione di seguire: usare la mia passione per il viaggio per raccontare territori, esperienze e modi di viaggiare più sostenibili.