L’allarme lanciato da Arpa Lombardia sulla salute di fiumi e laghi lombardi si inserisce in un quadro di crescente criticità che riguarda l’intero territorio nazionale.
Secondo l’ultimo monitoraggio dell’ISPRA, infatti, solo il 43,6% dei corpi idrici superficiali italiani – fiumi, laghi, acque costiere e di transizione – raggiunge uno stato ecologico “buono” o “elevato”.
La situazione migliora se si considera lo stato chimico, per il quale poco più del 75% dei corpi idrici raggiunge la classificazione “buona”.
Ma come stanno le acque della Lombardia? Ho cercato di approfondire la situazione, concentrandomi in particolare sui fiumi e sui laghi della provincia di Bergamo.

I fiumi
Secondo i dati messi a disposizione da Arpa Lombardia e relativi al periodo 2020-2025, il 40% dei 65 corpi idrici fluviali monitorati nella provincia di Bergamo raggiunge uno stato ecologico “buono” o “elevato”. Si tratta soprattutto dei bacini montani dei fiumi Brembo e Serio.
Due considerazioni sono importanti.
- Il dato resta critico: anche in aree montane storicamente ricche di risorse idriche, solo una parte dei corsi d’acqua raggiunge uno stato ecologico buono o elevato.
- La crisi idrica può aggravare la situazione: una riduzione della portata dei fiumi significa infatti una maggiore pressione sugli ecosistemi acquatici, soprattutto nei periodi più caldi e siccitosi, man mano che i corsi d’acqua scendono verso la pianura.

Il 16% dei corsi d’acqua è invece classificato, dal punto di vista ecologico, come “scarso”.
Si tratta soprattutto di piccoli corsi d’acqua, come Quisa, Morla, Lesina e Cherio, ma anche delle rogge Bolgare e Brembilla, che attraversano aree maggiormente industrializzate e urbanizzate della pianura bergamasca. In questi corsi d’acqua le portate sono spesso molto ridotte e, durante i periodi più siccitosi, possono arrivare quasi a esaurirsi.
E per quanto riguarda lo stato chimico?
In questo caso, il quadro è decisamente migliore: l’86% dei corpi idrici monitorati è classificato come “buono”.
Stato ecologico e stato chimico: qual è la differenza?
Ma cosa significano esattamente questi due indicatori?
In parole semplici, per valutare la salute di un fiume o di un lago vengono considerati diversi aspetti, tra cui lo stato ecologico e lo stato chimico.
Lo stato ecologico indica quanto l’ecosistema acquatico sia in equilibrio. Vengono analizzati, tra gli altri aspetti, la presenza e la varietà di pesci, piante e altri organismi e le condizioni dell’habitat.
Lo stato chimico, invece, riguarda la presenza di determinate sostanze inquinanti. Viene verificato, ad esempio, che metalli pesanti, pesticidi e altre sostanze non superino i limiti previsti dalla normativa.
Lo stato complessivo di un corpo idrico dipende dall’indicatore che presenta la classificazione peggiore: non si tratta quindi di fare una semplice media tra stato ecologico e stato chimico.
Le criticità possono essere legate a diversi fattori, tra cui gli scarichi urbani, l’agricoltura, le attività produttive e le alterazioni fisiche dei corsi d’acqua.
E il cambiamento climatico che ruolo ha?
Anche il cambiamento climatico sta modificando gli ecosistemi fluviali. L’aumento delle temperature e la maggiore frequenza di periodi siccitosi possono alterare la portata dei fiumi, la temperatura dell’acqua e la disponibilità di ossigeno, con conseguenze sulla biodiversità.
A questo si aggiunge il rischio di una maggiore diffusione di specie esotiche invasive, favorite dalle trasformazioni delle condizioni ambientali.
I Laghi

Prendiamo ora in considerazione il lago d’Iseo e il lago di Endine, due degli specchi d’acqua più significativi dell’area bergamasca e bresciana.
I dati analizzati si riferiscono, anche in questo caso, al periodo 2020-2025 e mostrano due situazioni differenti.
Il lago d’Iseo
Il lago d’Iseo mostra alcuni segnali di sofferenza legati soprattutto al riscaldamento delle acque e alle conseguenze sugli equilibri degli strati più profondi.
Uno degli aspetti più delicati riguarda proprio l’aumento della temperatura dell’acqua, che può ridurre il rimescolamento tra gli strati superficiali e quelli profondi.
Che cosa significa?
Un minore rimescolamento può modificare la distribuzione dei nutrienti e rendere più difficile il trasferimento di ossigeno verso le acque profonde, con possibili conseguenze sull’equilibrio dell’ecosistema.
Le temperature più elevate possono inoltre favorire una maggiore crescita della vegetazione acquatica. Durante i periodi di maggiore abbassamento del livello dell’acqua, queste piante possono accumularsi lungo le rive, modificando l’aspetto del lago.
Il lago di Endine
Il lago di Endine presenta una classificazione complessivamente positiva, ma anche in questo caso il cambiamento climatico rappresenta un elemento da monitorare.
L’aumento della temperatura dell’acqua può infatti modificare i cicli naturali dell’ecosistema, favorendo una crescita più precoce e abbondante della vegetazione acquatica.
Cosa ci attende per il futuro?
I dati raccolti da Arpa Lombardia su fiumi e laghi non sono semplici numeri: rappresentano un importante campanello d’allarme.
La crisi idrica e il riscaldamento globale non sono più minacce astratte o confinate ai grandi ghiacciai in ritirata. Stanno trasformando gli ecosistemi più vicini a noi, modificando la biodiversità dei fiumi e delle pianure e mettendo sotto pressione gli equilibri dei nostri laghi.
La disponibilità e la qualità dell’acqua sono sempre più legate alla capacità di gestire in modo sostenibile le risorse idriche, ridurre l’inquinamento e proteggere gli habitat naturali.
Non basta quindi sperare in stagioni più piovose: serve un cambio di passo nella gestione dell’acqua, nel trattamento degli scarichi urbani, nella tutela dei corsi d’acqua e nella conservazione degli ecosistemi.
Proteggere fiumi e laghi significa proteggere il nostro stesso futuro, perché l’acqua sostiene gli ecosistemi, l’agricoltura, le comunità locali e gran parte delle attività economiche del territorio.
Per maggiori informazioni: Lo stato delle acque in Italia – dati ISPRA
Foto di copertina: Canva Pro

