Doris racconta la storia di Rifugio di Mare e il suo legame con il territorio, tra natura, memoria e tradizioni del Parco di Porto Conte
Ci sono luoghi in cui basta arrivare per sentire che qualcosa cambia. Il rumore della quotidianità si allontana, l’aria profuma di macchia mediterranea e lo sguardo si apre sul mare. È quello che accade al Rifugio di Mare, vicino ad Alghero, nel cuore del Parco Naturale Regionale di Porto Conte, dove un’ex batteria militare della Seconda Guerra Mondiale è rinata come luogo di ospitalità immerso nella natura.

Qui il paesaggio è parte integrante dell’esperienza. I sentieri si snodano tra la vegetazione e le falesie, il mare accompagna le giornate e i tramonti della Sardegna nord-occidentale regalano ogni sera uno spettacolo diverso.
Ma il Rifugio di Mare è anche una storia di recupero, di sfide affrontate per tutelare un patrimonio storico e naturale e di un modo di fare ospitalità che mette al centro le relazioni, i sapori del territorio e il rispetto delle risorse.
Ne abbiamo parlato con Doris, per scoprire com’è nato il progetto, cosa rende speciale questo luogo e quali esperienze vivere per conoscere una Sardegna che va ben oltre le sue spiagge.
Dalle antiche mura militari a un rifugio nella natura

Com’è nato il progetto Rifugio di Mare? Da dove è partita l’idea di trasformare un’ex postazione militare in un luogo dedicato all’ospitalità e al contatto con la natura?
Tutto è nato un po’ per caso. Stavamo cercando online bandi e opportunità che ci permettessero di aprire un’attività in un luogo che avesse alcune caratteristiche: circondato dalla natura, con possibilità di svolgere sport e attività outdoor nelle immediate vicinanze. Ci siamo imbattuti nel Bando Cammini e Percorsi dell’agenzia del Demanio e, fra i beni disponibili, l’occhio è caduto subito su questa ex batteria abbandonata da decenni. Durante il primo sopralluogo ci siamo letteralmente innamorati. La tipologia di struttura, il paesaggio, tutto corrispondeva esattamente all’idea che ci frullava in testa. E da lì abbiamo deciso di presentare una proposta, che è poi risultata la più idonea a ottenere l’aggiudicazione del bene.

Quali sono state le principali sfide e le scelte più importanti nel trasformare questo luogo, rispettandone la storia e il paesaggio?
L’ex batteria dove ora sorge il Rifugio di Mare è un edificio storico, tutelato dalla Soprintendenza, e in più è situata in un Parco Regionale. I vincoli per noi sono stati un fattore davvero sfidante, soprattutto quando in una prima fase gli Enti ci davano indicazioni contrastanti. Lì abbiamo avuto diversi momenti di smarrimento. Per fortuna, col tempo, è stato possibile trovare soluzioni che permettessero la tutela sia dal punto di vista ambientale che storico-culturale. Si tratta di un equilibrio molto delicato, e non neghiamo che è stato duro realizzare il restauro dei beni che ci sono stati affidati; ma siamo convinti che i vincoli siano necessari quando si ha per le mani un patrimonio di tale importanza.
Un luogo dove ritrovare il senso della meraviglia

Il Rifugio si trova in una posizione particolare, immerso nella natura e affacciato sul mare. Quali aspetti di questo ambiente rendono unica l’esperienza degli ospiti? E cosa apprezzano maggiormente durante il soggiorno?
Già il fatto di non poter salire in auto rende questo luogo un “altrove“. È come se, insieme al proprio veicolo, gli ospiti lasciassero nel parcheggio anche la dimensione della quotidianità frettolosa, dello stress, del lavoro. Si recupera un senso di meraviglia e di connessione con ciò che ci circonda. Vale persino per noi dello staff che ci lavoriamo da anni!
Cosa viene maggiormente apprezzato varia da persona a persona, ma fra le impressioni che ci vengono più frequentemente riportate troviamo tanti aspetti sensoriali: il profumo della macchia mediterranea, lo sciabordio delle onde sulla falesia, il canto di un uccello sconosciuto, la volta celeste e la Via Lattea di notte. E poi ci sono i tramonti del Nord Ovest, che ogni giorno dipingono il cielo di nuove emozioni.
I sapori della Sardegna, tra tradizione e nuove sensibilità

La cucina valorizza i prodotti locali e propone una colazione con ingredienti biologici e del territorio. Quanto è importante per voi il legame con i produttori locali e con la tradizione gastronomica sarda? Quale piatto consigliate di non perdere?
Moltissimo, e su questo vorrei tornare un attimo indietro. Quando abbiamo aperto, la scelta più semplice sarebbe stata il classico menù turistico. Piatti composti, patatine fritte, panini già pronti…
Ci siamo rifiutati: un posto del genere merita davvero qualcosa di meglio. Crediamo che parte integrante dell’esperienza – sia per chi soggiorna che per i clienti di passaggio – sia poter gustare prodotti di nicchia, fuori dalla grossa distribuzione.
Fra le eccellenze ci sono senza dubbio i salumi e i formaggi artigianali, l’olio di Alghero, le confetture, i dolci preparati da noi.

Abbiamo anche una linea vegetariana che è molto apprezzata e anche a questo aspetto crediamo profondamente: un ristorante non può solo trincerarsi nella tradizione ma deve anche aprirsi ai cambiamenti espressi dalla clientela.
Io consiglierei di non perdere i crudi di pesce, mentre per chi preferisce la carne la combinazione di culurgiones ai funghi + agnello cotto a bassa temperatura è davvero gustosa. E non dimentichiamo vini, birre e liquori: anche in questo caso, oltre il 90% dei prodotti sono locali.
Camminare tra falesie, sentieri e antichi borghi minerari

Il Rifugio è anche un punto di partenza per scoprire il Parco di Porto Conte e la Riviera del Corallo. Quali passeggiate, itinerari naturalistici o esperienze consigliate a chi desidera conoscere questa parte della Sardegna in modo sostenibile?
Il promontorio di Punta Giglio, sul quale ci troviamo, è ricco di percorsi di livello semplice che però hanno il pregio di offrire scorci su un panorama maestoso, come quello costiero che raggiunge Cala Bramassa.
Consigliamo anche gli altri percorsi del Parco, come quello che porta a Cala Barca o la sommità del Monte Timidone (entrambi nell’Oasi faunistica Le Prigionette).
Per chi vuole alzare un po’ il livello, ci sono tratti leggermente più tecnici: la salita a Torre della Pegna, sul “Mare di fuori” (ovvero fuori dalla rada di Alghero e dalla Baia di Porto Conte, la costa che dà sul mare aperto). Oppure la falesia che da Punta Giglio porta a Port Agre.

Consigliamo anche di fare pochi chilometri per esplorare la costa selvaggia della Nurra, magari facendo tappa all’Argentiera: un ex borgo minerario pieno di fascino, circondato da bellissime camminate costiere.
D’estate il protagonista assoluto diventa il mare, e fare trekking può rivelarsi un po’ troppo faticoso. In tal caso conviene affidarsi a operatori professionali per scoprire le meraviglie dell’Area Marina Protetta. C’è la possibilità di uscite in gommone, SUP, snorkeling guidato.
Si può anche fare diving e c’è un centro immersioni specializzato unico nel suo genere, perché coinvolge nelle sue attività anche persone con disabilità.
Ospitalità significa anche prendersi cura

Cosa significa per voi fare ospitalità in un luogo come questo? Qual è il messaggio o l’esperienza che sperate gli ospiti portino con sé dopo il soggiorno?
Intanto significa mettere al centro le persone.
Siamo una piccola struttura, se gli ospiti si fermano qualche giorno abbiamo modo di conoscerli e di instaurare un rapporto umano. Certo, non obblighiamo nessuno a mettersi in relazione con noi, ma non siamo certo un hotel freddo dove il personale scambia con i clienti solo frasi di circostanza.
Nel tempo, questo ci ha portato ad avere tanti clienti affezionati, che tornano oppure fanno quel passaparola spontaneo che resta ancora oggi, nell’era del digitale, il marketing più efficace.
Poi ci sono le scelte di sostenibilità: cerchiamo, senza appesantire il soggiorno, di far capire l’importanza delle risorse che usiamo.
L’acqua, per esempio, in Sardegna per molti mesi all’anno è un bene scarso.
Il sole ci dà energia, ma se il cliente mette l’aria condizionata a 20 gradi quando non è in stanza, esauriamo le batterie.
Insomma, si cerca anche di fare educazione ambientale.
Un’attività che portiamo avanti anche tramite visite guidate ed escursioni durante le quali le persone si innamorano dell’ambiente naturale, ma ne scoprono anche la fragilità.
Un turismo che scopre e rispetta l’identità dei luoghi

Cosa significa per voi far parte di Ecobnb e condividere con altri viaggiatori e strutture ricettive l’idea di un turismo più attento all’ambiente e al territorio?
Significa tantissimo. I clienti che arrivano da Ecobnb sono naturalmente predisposti ad apprezzare il tipo di soggiorno che proponiamo. Con loro molte cose non serve spiegarle e questo ha un gran valore, perché si parte da una visione condivisa.
Inoltre, questo tipo di viaggiatore è molto più predisposto ad esperienze sul territorio: itinerari culturali e gastronomici, scoperta del luogo e delle sue attrazioni naturalistiche e museali, rispetto per le specificità dell’area.
Ci piacerebbe che questa zona conosciuta soprattutto per il turismo balneare fosse sempre più meta di viaggiatori attenti anche alla sua unicità storica e ambientale, e siamo sicuri che la community Ecobnb possa aiutarci in questo obiettivo.
Rifugio di Mare: la Sardegna da vivere con tutti i sensi

Grazie a Doris per averci raccontato questa bella storia di rinascita!
Rifugio di Mare è anche un punto di partenza per scoprire una Sardegna meno frequentata, tra sentieri costieri, storia e tradizioni gastronomiche uniche.
Scopri Rifugio di Mare su Ecobnb e organizza il tuo soggiorno nel Parco Naturale Regionale di Porto Conte, sulla Riviera del Corallo.

