“Io vorrei un museo dall’estremo ieri all’estremo domani.” (Ettore Guatelli)

Si sa, gli oggetti hanno la stupefacente capacità di rendere i ricordi indelebili. Ettore Guatelli, scrittore e maestro elementare del secondo dopoguerra, ne era affascinato. A tal punto di collezionare ogni singola cosa, trasformando il casolare dove viveva in un gigantesco mosaico di oggetti. Questa raccolta è ancora presente grazie alla Fondazione Museo Ettore Guatelli.

Raccolta di orologi al museo Ettore Guatelli
Orologi. By cristina.sanvito – CC BY-SA 2.0, via Flickr

Il museo dell’ovvio

A Ozzaro Taro, una frazione sperduta in provincia di Parma, esiste un luogo dove gli oggetti più umili assumono valore in una installazione d’arte contemporanea più unica che rara. Ettore Guatelli definiva la sua collezione “il museo dell’ovvio“, poiché composta da oggetti di uso comune, spesso abbandonati in soffitta.

Il Museo Ettore Guatelli contiene più di 60.000 cose, tra martelli, pinze, forbici, scarpe, lattine, scatole… Ogni oggetto perfettamente collocato secondo un disegno geometrico, capace di creare suggestioni visive e rievocare gesti di quotidianità contadina.

Stanza adornata di utensili disposti in maniera geometrica nel museo Ettore Guatelli
Utensili. By cristina.sanvito – CC BY-SA 2.0, via Flickr

Ettore recuperava oggetti da rigattieri che svuotavano soffitte e cantine, da mercatini dell’usato, o addirittura andava personalmente a casa di persone che stavano per traslocare. Il risultato: una svariata raccolta di scarti che prendevano forma all’interno di uno straordinario accumulo scenografico. Ogni centimetro della sua abitazione era occupato da oggetti in maniera metodica e meticolosa, in un gioco di ripetizioni e ridondanze. Amava circondarsi di cose.

Perpetuare la narrazione

Ciò che Ettore conservava non erano oggetti, bensì storie. Storie di uomini e donne profondamente legati alla vita, attraverso il lavoro nei campi.

Ruote in bianco e nero
Ruote. By Leo Orlandini – CC BY-SA 2.0, via Flickr

Il Museo Ettore Guatelli è la perpetuazione dell’orgoglio per le proprie origini, che lui stesso amava trasmettere ai suoi studenti. Attraverso gli oggetti, si recuperava un tesoro inestimabile: la testimonianza di antichi saperi e modi di vivere che fino ad allora venivano trasmessi solo oralmente.

Guatelli ha saputo interpretare il patrimonio culturale di un mondo contadino ormai perduto, raccontando le storie che gli venivano tramandate con il linguaggio degli oggetti a lui consegnati. Una collezione capace di riflettere sulla civiltà contadina, la loro intelligenza tecnica e il loro rapporto con la modernità.

Un messaggio anti-spreco

Nella vita contadina pre-industriale, non si buttava nulla. Le cose acquisivano una seconda, persino una terza vita. Infatti, attraverso rattoppi e manutenzioni, gli oggetti assumevano sempre funzioni nuove, fino al limite della propria esistenza. Così, ad esempio, un elmetto da soldato diventa uno scaldino per la brace, o una falce usurata diventa un coltello da cucina.

Collezione di zuppiere al museo Ettore Guatelli
Zuppiere. By cristina.sanvito – CC BY-SA 2.0, via Flickr

Questo riciclo creativo era una vera e propria arte della sopravvivenza. Grazie al Museo Ettore Guatelli possiamo imparare una lezione importante: dare il giusto valore alle cose. Spesso, in quest’epoca in cui vige la filosofia dell’usa e getta, ci dimentichiamo quanto sia importante il risparmio delle risorse. Basta un briciolo di ingegno per dare ad ogni cosa una seconda possibilità. Ma soprattutto, ricordiamoci che anche gli oggetti inanimati hanno qualcosa da raccontare.

Immagine di copertina: By Leo Orlandini – CC BY-SA 2.0, via Flickr


Autore: Maria Cristina

Nata tra le campagne assolate della Sicilia e cresciuta in mezzo alle maestose montagne trentine. Fin da piccola sono sempre stata affascinata dalla diversità culturale presente nel nostro paese da nord a sud. Ho una grande passione per le lingue e sogno di poter scoprire in ogni angolo del pianeta, rispettando l'ambiente e valorizzando l'unicità che ci caratterizza.
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