Riusciremo a curare il polmone verde del nostro Pianeta? Dal Brasile arrivano buone notizie. Il più grande progetto di riforestazione della storia parte dalle foreste tropicali dell’Amazzonia per ripopolare 28 mila ettari di bosco piantando 73 milioni di nuovi alberi nei prossimi sei anni.

L’iniziativa di riforestazione, promossa dalla ONG statunitense Conservation International, prevede l’introduzione di 73 milioni di nuovi esemplari di alberi in un’area tristemente nota come ‘arc of deforestation’, dalle regioni del Brasile nord-occidentale fino al bacino centrale del fiume Xingo. Entro i prossimi sei anni saranno così ripopolati 28 mila ettari di foresta tropicale in Amazzonia, rimediando parzialmente alla spietata deforestazione che questa zona ha conosciuto negli ultimi anni in favore dell’allevamento intensivo.

Riforestare l’Amazzonia per fermare i cambiamenti climatici

L’amministratore delegato di Conservation International, M. Sanjayan, sottolinea l’importanza del ruolo delle foreste tropicali nella salvaguardia del pianeta. La riforestazione amazzonica rappresenta infatti un’azione chiave per moderare i recenti cambiamenti climatici che distorcono l’ecosistema, alimentati dalle eccessive emissioni di gas serra da parte dell’uomo.

Se si pensa di ridurre l’anidride carbonica, allora le foreste tropicali sono quelle che lo faranno al meglio”, spiega Sanjayan, evidenziando come le foreste esistenti potrebbero assorbire fino al 37% delle emissioni annuali di CO2, se solo si fermasse il loro sterminio.

Mappa del carbonio immagazzinato nelle foreste tropicali della Terra. Le foreste tropicali dell'Amazzonia rappresentano il principale polmone verde della terra.Image credit: NASA/JPL-Caltech/UCLA/Winrock International/Colorado State University/University of Edinburgh/Applied GeoSolutions/University of Leeds/Agence Nationale des Parcs Nationaux/Wake Forest University/University of Oxford
Mappa del carbonio immagazzinato nelle foreste tropicali della Terra. Le foreste dell’Amazzonia rappresentano il principale polmone verde della terra. Credit: NASA/JPL-Caltech/UCLA/Winrock International/Colorado State University/University of Edinburgh/Applied GeoSolutions/University of Leeds/Agence Nationale des Parcs Nationaux/Wake Forest University/University of Oxford

Muvuca: la tecnica di riforestazione che favorisce la selezione naturale

Per il progetto di riforestazione verrà utilizzata un’innovativa tecnica di piantumazione, sviluppata di recente in Brasile, detta muvuca (in portoghese, folla di persone in un luogo ristretto). Questa strategia prevede la diffusione di più di 200 specie autoctone di semi, su ogni metro quadrato di terreno deforestato.

Lo spazio limitato reso così “affollato” favorirà una selezione naturale, basata sul nutrimento dal terreno e la luce solare, che permetterà alle specie di albero più forti e resistenti di crescere e prosperare. Uno studio condotto dalla Food and Agriculture and Bioversity International ha confermato che, utilizzando la muvuca, oltre il 90% di esemplari che germinano sono in grado di resistere a periodi di siccità lunghi anche sei mesi.

La grandezza di questo lungimirante progetto, unita all’efficacia della tecnica d’impianto locale, non lascia solo immaginare ad un futuro più verde e respirabile, ma rende tutto molto più concreto: dopo dieci anni si possono raggiungere 5000 alberi per ettaro.

Notevoli risultati potrebbero essere dunque raggiunti nella riduzione della temperatura globale, i cui elevati livelli rappresentano una grave minaccia per la Terra (tema già approfondito in questo articolo).

Per questo bisogna supportare l’impegno di organizzazioni come Conservation International, che dimostrano quanto sia importante volgere l’azione dell’uomo verso la protezione dell’ambiente. E’ indispensabile però un impegno verso un’agricoltura più sostenibile, e verso modelli economici che non compromettano la salute del nostro pianeta attaccando il suo principale polmone verde, l’Amazzonia.

Immagine di copertina: foto di Jonathan Meyer via Pexels

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  • Anna

    il progetto enorme.