La Toscana viene scelta ogni anno da milioni di persone come meta per le vacanze. Molto spesso, però, quando si pensa a questa regione, saltano in mente subito le città storiche, i tesori artistici, i paesaggi, le sue eccellenze gastronomiche e vinicole. La Toscana è anche altro: sapevate che qui si trova uno dei più importanti distretti tessili d’Europa? Sto parlando di Prato, città che oggi si distingue anche per i progetti di tessile sostenibile e recycling creativo.
Già nel Medioevo la città di Prato si distingueva per la lavorazione della lana. Nei secoli successivi si è passati alla lavorazione della lana rigenerata, conosciuta anche come Lana di Prato, ossia la lana ottenuta da stracci (cenci). Il distretto tessile pratese ha infatti cercato nel corso degli anni di adeguarsi alle nuove esigenze, in primis quelle ambientali. Ecco perché in questo articolo vedremo quattro realtà del territorio tra Prato e Pistoia, che si impegnano a trasformare il settore tessile locale e nazionale in maniera sostenibile e responsabile.
1. Rifò: Dai Cenci ai Vestiti e Ritorno
Rifò è una realtà che nasce a Prato nel 2017, dall’idea del suo fondatore Niccolò Cipriani, che, ispirandosi alla tradizione tessile della città, decide di rivoluzionarla in maniera sostenibile. Il nome stesso “Rifò” viene dall’inflessione toscana del verbo “rifare“, che riprende l’idea di rielaborare e dare nuova vita ad un materiale già esistente. Questa realtà si occupa infatti di produrre capi di abbigliamento partendo da tessuti riciclati. Il focus dell’azienda è sulla scelta dei materiali, che devono essere naturali, biodegradabili e composti almeno per il 50% da fibre riciclate. Questi ultimi vengono inoltre acquistati solo da produttori in grado di garantire la tracciabilità e l’eticità della filiera.

Rifò ha inoltre iniziato a produrre un packaging riutilizzabile, realizzato con gli scarti, che può essere facilmente utilizzato nella quotidianità. Questa realtà offre anche la possibilità alle persone di contribuire donando i propri vestiti, che devono però rispettare alcuni requisiti, che verranno poi riutilizzati.
2. Comistra: Lana Rigenerata, Filati e Tessuti
Comistra è un’azienda, nata nel 1920 nel Distretto tessile di Prato, che si occupa del recupero e della lavorazione degli stracci per ottenere lana rigenerata, filati riciclati e tessuti di alta qualità. Questa realtà è dotata di un impianto a ciclo completo: partendo quindi dalla selezione delle materie prime, interamente eseguita a mano dal personale, passando per la trasformazione di esse in nuovo materiale fibroso si arriva alla produzione di lana rigenerata di alta qualità.

Si può parlare di produzione tessile ecosostenibile, non solo perché la lana viene prodotta a partire da stracci, ma anche perché l’azienda è dotata di un impianto fotovoltaico, che fornisce l’energia per il funzionamento di gran parte degli impianti.
3. Corertex: Consorzio per il Riuso ed il Riciclo Tessile
Corertex è il Consorzio per il Riuso e il Riciclo Tessile. Nasce inizialmente dall’idea di otto aziende, sei attive nel riuso e due nel riciclo, che volevano contribuire alla transizione ecologica promossa dall’Unione Europea. Oggi fanno parte di questo consorzio molte aziende, a livello nazionale e non solo regionale, che hanno come obiettivo comune il riuso, il riciclo e recupero di tutti i materiali tessili, pre e post consumo.
4. Fody: Sostenibilità ed Inclusione per un Futuro Migliore
Fody è una società benefit nata nel 2020 e con sede a Pistoia. Nasce inizialmente con l’obiettivo di produrre coperte salvavita per animali abbandonati utilizzando rimanenze tessili. Negli anni questa realtà si è proposta di operare in più ambiti per perseguire gli obiettivi di sostenibilità, inclusione e crescita. Ad oggi, il programma si occupa infatti di realizzare un’ampia gamma di prodotti, come shopper, zainetti, sacche e borse mare, oltre alle coperte salvavita, donate a livello nazionale e internazionale. Tutti i prodotti sono realizzati con rimanenze tessili, recuperate dalle aziende, che vengono rilavorate e riutilizzate.

Oltre all’ecologia, il focus di questa realtà è l’inclusione sociale. Il progetto coinvolge infatti persone con disabilità intellettiva o in situazioni di svantaggio, che si occupano di tutte le fasi della produzione, dal taglio, alla cucitura, dalla finitura, al controllo qualità e al confezionamento. In questa realtà innovazione, sostenibilità e inclusione collaborano per un futuro più equo e responsabile.
Conclusione
Rifò, Comistra, Corertex, Fody sono solo alcune delle start-up e aziende proiettate verso un’industria tessile sostenibile ed equa. Il settore dell’abbigliamento è molto spesso al centro di dibattiti, in quanto emblema dello sfruttamento della manodopera e di scarsa responsabilità ambientale. Sono proprio realtà come quelle di cui vi ho parlato a dimostrarci che con l’impegno, la collaborazione e l’inclusione è possibile dare una svolta anche a questo settore. In questo quadro, Prato e Pistoia si stanno già impegnando a trasformare il loro settore di punta per un futuro (ed un presente) sostenibile ed equo.
Immagine di copertina: Prato, foto via canva PRO




