Chi sceglie un soggiorno lento lo fa per staccare, e quasi sempre ci riesce. Restano però dei momenti in cui uno schermo serve lo stesso: controllare un sentiero, cercare l’orario del treno del ritorno, e sempre più spesso dedicare qualche ora al lavoro. Chi lavora a distanza, infatti, tende a spostarsi anche fuori stagione e a fermarsi più a lungo. 

Si tratta di mezz’ore, non di giornate. Ma se in casa manca un posto dove lavorare, gli ospiti finiscono per aprire il computer sul bordo del letto. Una postazione digitale ben pensata e progettata serve a ridurre al minimo quella mezz’ora di lavoro, così che tutto il resto del soggiorno possa essere dedicato a ciò che l’ospite era venuto davvero a cercare.

Perché creare uno spazio digitale anche in una struttura sostenibile

smart-working lavorare in montagna

Sembra una contraddizione, e invece è il contrario. Un angolo ben progettato non porta più tecnologia in casa: la mette in ordine.

Nella maggior parte delle strutture gli apparecchi ci sono già, sparsi. Un televisore in salotto, una chiavetta per lo streaming, una cassa Bluetooth, un vecchio computer ereditato da casa, telecomandi e piccoli dispositivi sparsi in diversi punti della casa.  Concentrare alcune funzioni in un unico punto può aiutare a evitare dispositivi inutilizzati, semplificare la gestione quotidiana e ridurre gli sprechi. 

C’è poi una ragione che riguarda la stagionalità. Chi lavora a distanza si sposta volentieri fuori stagione e si ferma più a lungo: sono gli ospiti che riempiono le strutture a ottobre, novembre, febbraio e marzo, e che scelgono la struttura anche per come è attrezzata.

Quali esigenze digitali hanno oggi gli ospiti?

Meno di quello che si immagina, ma molto precise.

Nella pratica sono quattro: 

  • Consultare: orari, meteo, un sentiero, una prenotazione da spostare.
  • Sbrigare qualcosa: un modulo, una firma, un’ora di lavoro per non perdere un cliente.
  • Riempire una giornata di pioggia, soprattutto in montagna e soprattutto con dei bambini.
  • Parlare senza disturbare: una videochiamata che non si fa in una stanza condivisa.

Nessuna di queste richiede un ufficio. Tutte e quattro richiedono la stessa cosa: una superficie, una presa e una connessione stabile nello stesso posto. È sorprendente quanto spesso questi tre elementi, in una casa, non coincidano.

Come progettare una postazione digitale efficiente e sostenibile

Postazione digitale sostenibile in una struttura ricettiva

Cinque criteri, in ordine di importanza. Deve rispondere a bisogni reali. Parti dalle quattro esigenze di sopra, non dal catalogo. Tutto ciò che non risponde a una di quelle è un oggetto che fra tre anni butterai.

  1. Deve essere semplice da usare. Se serve una spiegazione, non funziona. Una pagina plastificata con rete, password e un contatto basta e avanza; un manuale è il segnale che qualcosa è troppo complicato.
  2. Deve essere facile da mantenere. Cerca cose che si possano riparare, aggiornare o sostituire una alla volta, senza dover cambiare tutto. È la differenza fra un apparecchio che dura otto anni e uno che ne dura tre.
  3. Deve essere ordinata. Cavi fermi con una canalina adesiva, un solo alimentatore in vista, niente scatole appoggiate sul tavolo. L’ordine non è estetica: è ciò che fa capire all’ospite che quel posto è pensato per lui.
  4. Deve consumare poco. In una zona comune un apparecchio resta alimentato quasi tutto l’anno: conta più il consumo continuo della potenza di picco. È la stessa logica delle lampadine o dell’isolamento del tetto, e vale doppio se l’energia arriva dal fotovoltaico. Meglio quindi soluzioni compatte e a basso consumo: silenziose, poco ingombranti, capaci di far restare in servizio un monitor o un televisore che hai già.Tra queste rientrano anche i computer compatti come i Mini PC, spesso installabili in spazi ridotti e adatti a mantenere la postazione ordinata.
  5. Quest’ultimo aspetto — allungare la vita di ciò che c’è già — conta più di quanto sembri. Gli apparecchi “smart” hanno una vita software più breve di quella fisica: le applicazioni smettono di aggiornarsi e il televisore, che funziona ancora, viene sostituito lo stesso. È uno dei motivi per cui i rifiuti elettronici crescono così in fretta in Europa, come documenta l’ISPRA. Progettare per durare, non per aggiungere.

Testare lo spazio dal punto di vista degli ospiti

Un progetto si verifica solo in un modo: usandolo come lo userebbero loro.

Passa una notte in una delle tue camere, con una regola sola: non portare niente da casa tua. Nessun caricatore preso dal cassetto in corridoio, nessuna ciabatta recuperata al volo. Arriva dopo il tramonto, con una valigia vera.

Poi prova a fare, davvero, quelle quattro cose: cerca l’orario di un autobus a colazione, scrivi una mail la sera, guarda qualcosa dopo cena. Dove ti siedi? La luce ti arriva di fianco o negli occhi? La presa è raggiungibile senza spostare il tavolo?

Una scorciatoia che costa zero: rileggi le tue recensioni positive e cerca la parola “peccato”. Nelle cinque stelle si nasconde quasi sempre una mezza frase — peccato solo che… — scritta da qualcuno che era già contento e voleva restarlo.

Piccoli dettagli che migliorano l’esperienza digitale

postazione in hotel con computer e tecnologia a disposizione dell'ospite
  • Un piano fra i 72 e i 75 centimetri. Un normale tavolo da pranzo va benissimo; un tavolino da salotto no, e dopo venti minuti si sente.
  • Una sedia vera, non impagliata e non pieghevole. Si sente la differenza fra mezz’ora e due ore.
  • La luce di fianco. Mai la finestra davanti allo schermo, mai alle spalle.
  • Una presa raggiungibile senza spostare il tavolo, meglio se con USB integrato.
  • Una lampada orientabile con luce calda, per la sera.
  • Un posto dove aprire la valigia che non sia il letto: banale, ed è quello che manca più spesso.
  • Una ciabatta con interruttore, per staccare tutto davvero nei periodi di chiusura.

Nessuno di questi dettagli finisce nella descrizione dell’annuncio. Tutti, però, finiscono nelle recensioni.

Immagine di copertina: foto via Canva PRO