È comodo, veloce, immediato. Spesso ci sono delle offerte che ci sembrano convenienti. Ed è per questo che tutti lo conoscono e lo usano. Ma cosa si nasconde dietro il suo funzionamento? È giusto utilizzarlo? Booking, insieme alle altre Online Travel Agencies (OTA), è ormai un colosso del mercato del turismo globale ed è il principale operatore globale, con circa il 28% del mercato.

Il sistema di prenotazione di Booking si basa su due diversi modelli. Il primo è quello che prevede che la OTA faccia da intermediario tra struttura ricettiva e cliente, mettendo le offerte sulla propria piattaforma. In questo caso, Booking chiede all’esercente una commissione per ogni singola prenotazione che può andare tra il 18 e il 25%. Marco Michiello, presidente di Federalberghi Veneto, riferisce però che esistono delle commissioni ancora più alte, che permetterebbero agli hotel di ottenere una maggior visibilità. Il secondo modello prevede invece l’acquisto da parte di Booking di un certo quantitativo di notti in anticipo, in cambio di un versamento di una quota, spesso il 75%, del prezzo finale.
In tutti e due i casi, alle strutture ricettive vengono chieste delle commissioni davvero alte, che rappresentano a livello europeo un danno da miliardi di euro. Se è vero che gli albergatori guadagnano una visibilità e un bacino di potenziali clienti altrimenti impossibile, è anche vero che ormai gli esercenti sono virtualmente costretti a firmare questi contratti, dal momento che le agenzie online controllano una parte enorme del mercato ed esserne fuori vuol dire sostanzialmente essere introvabile. Inoltre, sino a poco tempo fa veniva imposto il divieto di proporre prezzi diversi da quelli presenti su Booking e se adesso le strutture sono libere di proporre dei prezzi più bassi, è ormai subentrata l’abitudine dei clienti di prenotare direttamente dai siti delle OTA, senza neanche verificare la presenza di cifre più conveniente nel sito ufficiale dell’hotel.
Ma Booking paga le tasse?
I piccoli albergatori sono sicuramente i più colpiti da queste multinazionali, ma non sono gli unici. Anche a livello fiscale c’è qualcosa che non va. Booking ha sede in Olanda ed è lì che paga la maggior parte delle tasse, nonostante sia presente in 227 nazioni con oltre 28 milioni di alloggi. Secondo una stima di Report, la trasmissione d’inchiesta online, Booking incassa in Italia 800 milioni di euro, ma paga 4,8 milioni di tasse, ovvero solo lo 0,6 per cento. E così è l’intero Paese (e con l’Italia tutti gli altri) a essere danneggiato.
Turismo, diritti umani e conflitti
Negli ultimi anni il dibattito sul turismo etico si è ampliato includendo anche il tema dei diritti umani e dei conflitti internazionali.
Alcune piattaforme di prenotazione, tra cui Booking.com, sono state oggetto di critiche da parte di organizzazioni per i diritti umani per la presenza di strutture ricettive situate negli insediamenti israeliani nei Territori Palestinesi Occupati, considerati illegali secondo il diritto internazionale. Diverse ONG sostengono che la promozione turistica di queste attività contribuisca economicamente al mantenimento di tali insediamenti.
Al di là delle singole aziende coinvolte, questa vicenda ci ricorda che anche una semplice prenotazione può avere implicazioni che vanno oltre il viaggio. Le piattaforme digitali non sono strumenti neutri: attraverso le loro politiche commerciali e le destinazioni che promuovono contribuiscono a orientare flussi economici e turistici.
Per questo il turismo etico invita a informarsi e a scegliere consapevolmente, sostenendo realtà che promuovono pace, giustizia, inclusione e rispetto dei diritti umani.
In conclusione, scegliere una piattaforma significa anche sostenere un determinato modello di sviluppo. Ogni clic è una scelta: può rafforzare un modello economico sempre più concentrato oppure contribuire a costruire un turismo che sostiene le comunità locali, la pace, la giustizia e un futuro più sostenibile.
Immagine di copertina: foto via Canva PRO
Articolo aggiornato nel 2026





