Alberi, acqua, ombra, tetti verdi e persino vecchi letti di fiumi: le città stanno sperimentando nuovi modi per affrontare le ondate di calore. Ecco alcuni dei progetti più interessanti da Parigi a Singapore, da Valencia a Seul.
Il cambiamento climatico sta portando temperature sempre più elevate, ondate di calore più frequenti e periodi di caldo intenso più lunghi, trasformando la stagione estiva in una sfida sempre più difficile per molte città.
Il problema non riguarda soltanto il disagio di camminare per una strada assolata o trovare sollievo durante una giornata particolarmente calda. Le temperature estreme possono diventare un vero rischio per la salute, soprattutto per anziani, bambini, persone con problemi di salute e altre categorie più vulnerabili.
E nelle città il caldo può essere ancora più intenso.
Asfalto, cemento e tetti scuri assorbono la radiazione solare durante il giorno e restituiscono lentamente il calore nelle ore successive. Gli edifici molto compatti possono ostacolare la circolazione dell’aria, mentre la scarsità di alberi e superfici naturali riduce l’ombra e la capacità dell’ambiente di raffrescarsi naturalmente.
È il fenomeno delle isole di calore urbane, che può rendere alcuni quartieri sensibilmente più caldi rispetto alle aree rurali o meno costruite che li circondano.
Per molto tempo abbiamo progettato le città soprattutto per proteggerci dal freddo. Oggi, invece, dobbiamo imparare anche a proteggerci dal caldo.
Ma come si raffredda una città?
Non basta piantare alberi, anche se gli alberi sono una delle risorse più preziose che abbiamo. Servono anche ombra, acqua, superfici permeabili, vegetazione, materiali che assorbono meno calore e spazi pubblici progettati per resistere alle temperature estreme.
In altre parole, dobbiamo ripensare la città come un ecosistema capace di adattarsi al clima che cambia.
Da Valencia a Singapore, da Medellín a Parigi, da Seul a Rotterdam, diverse città nel mondo stanno già sperimentando soluzioni innovative, recuperando a volte idee antiche e altre volte trasformando radicalmente gli spazi urbani.
Ecco otto progetti da cui possiamo prendere ispirazione per immaginare città più fresche, più verdi e soprattutto più vivibili per tutti, anche durante le estati più calde.
1. Valencia: quando un fiume diventa un parco
Cominciamo da Valencia, dove una delle più grandi infrastrutture verdi della città è nata da una trasformazione urbana radicale.
Dopo la devastante alluvione del 1957, il corso del fiume Turia fu deviato fuori dal centro abitato. L’antico letto del fiume avrebbe potuto diventare una nuova grande arteria stradale, ma la città scelse una strada completamente diversa.
Oggi quello spazio ospita il Jardín del Turia, un parco lineare lungo circa 9 chilometri che attraversa Valencia.
È diventato uno dei luoghi più amati della città: alberi, prati, giardini, percorsi pedonali e ciclabili, aree sportive e spazi per il tempo libero attraversano quello che un tempo era il letto del fiume.
Il progetto mostra quanto possa essere potente restituire spazio alla natura all’interno della città.
Il verde del Turia non è soltanto un luogo piacevole dove passeggiare. Offre ombra, contribuisce alla regolazione del microclima e crea un corridoio verde che attraversa il tessuto urbano.
E Valencia sta lavorando anche su un’altra risposta al caldo: una rete di rifugi climatici, costituiti da spazi pubblici dove trovare sollievo durante le giornate più calde.
La lezione è interessante: una città resiliente non deve soltanto abbassare la propria temperatura media, ma deve anche assicurarsi che le persone abbiano luoghi accessibili dove proteggersi durante le ondate di calore.

2. Singapore: portare la natura sui tetti
A Singapore il problema è diverso: in una delle città più densamente urbanizzate del mondo, trovare nuovo spazio per il verde non è semplice.
La soluzione? Guardare verso l’alto.
Attraverso il programma Skyrise Greenery, la città incentiva la realizzazione di giardini pensili, tetti verdi, terrazze e facciate vegetali.
La vegetazione viene così distribuita anche in verticale, trasformando gli edifici in una sorta di seconda pelle verde.

Dal 2009 il governo ha sostenuto economicamente questi interventi, contribuendo a finanziare una parte dei costi di installazione.
Il verde in quota permette di aumentare la superficie vegetale senza sottrarre ulteriore terreno alla città. E porta con sé diversi vantaggi: ombra, biodiversità, spazi per le persone e una maggiore capacità di mitigare il calore.
È un approccio che cambia la domanda di partenza. Non più soltanto: “Dove possiamo piantare nuovi alberi?” Ma anche: “Come possiamo rendere verdi gli edifici che abbiamo già?”

3. Medellín: trasformare le strade in corridoi verdi
A Medellín, in Colombia, il verde non è stato concentrato in pochi grandi parchi.
La città ha scelto di distribuirlo lungo le principali arterie urbane.
Dal 2016 sono stati realizzati circa 30 Corredores Verdes, corridoi verdi caratterizzati dalla presenza di alberi, palme e altre piante lungo strade e corsi d’acqua.
Secondo i dati del Comune, nelle zone interessate dagli interventi il microclima si è raffreddato mediamente di circa 2 °C, con alcuni punti che hanno registrato riduzioni ancora maggiori.
Ma il beneficio non si misura soltanto con il termometro.
I corridoi verdi offrono ombra a pedoni e ciclisti, aumentano la biodiversità urbana e rendono più piacevoli gli spostamenti quotidiani.
È un’idea particolarmente interessante per le città che non hanno grandi spazi disponibili: non sempre serve creare un nuovo parco; a volte si può trasformare una strada esistente in un’infrastruttura verde.

4. Madrid: una tecnologia antica chiamata ombra
Non tutte le soluzioni contro il caldo devono essere complesse.
A Madrid alcune strade sono state coperte con grandi toldos, strutture tessili sospese che proteggono dal sole diretto e rendono più confortevole attraversare gli spazi urbani durante le ore più calde.
Nel 2025 le coperture sono arrivate anche a Puerta del Sol e nel 2026 il sistema è stato ulteriormente ampliato, insieme ad altre soluzioni come nebulizzatori e giochi d’acqua in diversi quartieri.
È interessante perché si tratta di una soluzione tutt’altro che futuristica.
Le tende utilizzate per creare ombra nelle strade sono una tecnologia antichissima, presente da secoli nelle città mediterranee.
In un momento in cui si parla molto di città intelligenti e infrastrutture tecnologiche, può essere utile ricordare che alcune risposte al cambiamento climatico possono essere estremamente semplici.
A volte, per rendere una strada più vivibile, basta togliere il sole dal percorso.

5. Seul: togliere una strada per ritrovare un fiume
A Seul la trasformazione è stata ancora più radicale.
Nel centro della capitale sudcoreana scorreva un corso d’acqua, il Cheonggyecheon, che nel corso del Novecento era stato progressivamente coperto e inglobato dalle infrastrutture stradali.
Tra il 2003 e il 2005 la città ha demolito circa 5,8 chilometri di infrastrutture e riportato alla luce il fiume.
Al suo posto è nato un lungo corridoio pedonale con acqua, vegetazione e spazi pubblici.
Le misurazioni effettuate dopo l’intervento hanno rilevato temperature lungo il Cheonggyecheon inferiori di circa 3,3-5,9 °C rispetto a una strada parallela situata a pochi isolati di distanza.
Il raffreddamento è il risultato di più fattori: la presenza dell’acqua, la vegetazione, la riduzione del traffico e una migliore circolazione dell’aria.
È uno degli esempi più affascinanti di rinaturalizzazione urbana: invece di costruire qualcosa di nuovo, la città ha recuperato un elemento naturale che aveva precedentemente nascosto.
6. Parigi: cortili scolastici che diventano oasi
Parigi ha trovato una grande riserva di spazio verde dove forse non ci si aspetterebbe di trovarla: nei cortili delle scuole.
Con il progetto Cours Oasis, iniziato nel 2017, numerosi cortili scolastici sono stati trasformati riducendo le superfici in cemento e aumentando la presenza di vegetazione, materiali drenanti, zone d’ombra e acqua.
L’obiettivo è duplice: rendere gli spazi più adatti ai bambini e trasformarli in piccoli luoghi di rifugio durante le giornate più calde.
Ma c’è un’idea ancora più interessante. Alcuni cortili vengono aperti alla cittadinanza al di fuori dell’orario scolastico, diventando rifugi climatici per l’intero quartiere.
In questo modo uno spazio che per gran parte della giornata ha una funzione specifica può assumere un secondo ruolo: quello di infrastruttura verde e climatica.
È una strategia replicabile in moltissime città, perché non richiede necessariamente di acquistare nuovi terreni. Bisogna prima di tutto ripensare gli spazi che già esistono.

7. Phoenix e Los Angeles: raffreddare anche l’asfalto e i tetti
In città molto calde come Phoenix, in Arizona, la vegetazione non è l’unica risposta possibile.
Una parte importante del problema è rappresentata dalle superfici scure che assorbono la radiazione solare: soprattutto asfalto e tetti.
Dal 2020 Phoenix sperimenta il Cool Pavement, un rivestimento più chiaro e riflettente applicato ad alcune strade.
Il programma interessa ormai oltre 220 chilometri di viabilità e, nelle ore più calde, le superfici trattate possono raggiungere temperature sensibilmente inferiori rispetto all’asfalto tradizionale.
L’effetto sulla temperatura dell’aria è più limitato, ma la strategia può contribuire a ridurre il calore accumulato dalle superfici urbane.
A Los Angeles, invece, l’attenzione si è concentrata sui Cool Roofs, tetti realizzati con materiali più riflettenti che assorbono meno radiazione solare.
Sono interventi meno spettacolari di un nuovo parco o di un fiume riportato alla luce, ma ricordano una cosa importante: anche i materiali con cui costruiamo le città influenzano il loro microclima.
8. Rotterdam: una piazza che diventa una spugna
C’è però un’altra faccia del cambiamento climatico.
Più caldo può significare anche fenomeni meteorologici più estremi e piogge intense concentrate in periodi molto brevi. Una città coperta di cemento e asfalto ha difficoltà ad assorbire rapidamente grandi quantità d’acqua.
Per questo Rotterdam ha sviluppato il concetto di “città spugna”, progettando spazi capaci di trattenere temporaneamente l’acqua piovana.
Uno degli esempi più conosciuti è Benthemplein, una piazza inaugurata nel 2013.
Quando il tempo è asciutto, la piazza è uno spazio pubblico destinato allo sport e al tempo libero. Durante un forte temporale, invece, alcune aree diventano bacini temporanei per raccogliere l’acqua proveniente da strade e tetti.
La capacità complessiva arriva a circa 1,7 milioni di litri.
L’acqua viene poi rilasciata gradualmente, riducendo la pressione sulla rete fognaria e il rischio di allagamenti.
È un esempio perfetto di come possa cambiare il modo di progettare uno spazio pubblico: una piazza non deve avere una sola funzione.
Può essere contemporaneamente campo sportivo, luogo d’incontro e infrastruttura per la gestione dell’acqua.

E se il percorso più fresco fosse anche quello migliore?
C’è infine un’idea che riguarda direttamente il modo in cui ci muoviamo nelle città. Nato a Barcellona, il progetto CoolWalks ha studiato i percorsi pedonali per individuare quelli più ombreggiati e meno esposti al calore.
È una prospettiva interessante soprattutto per chi viaggia senza automobile. Immaginiamo una futura applicazione di navigazione – tipo Google Maps – che, oltre a proporre il percorso più veloce, permetta di scegliere quello più fresco, più ombreggiato o con più alberi.
Durante un’ondata di calore potrebbe fare una differenza enorme. E potrebbe incoraggiare gli spostamenti a piedi, rendendo la mobilità dolce non soltanto sostenibile, ma anche più confortevole.

La città del futuro non è quella con più aria condizionata
Gli otto esempi mostrano che non esiste una soluzione universale al caldo urbano.
Singapore porta il verde sugli edifici. Medellín lo distribuisce lungo le strade. Madrid crea ombra. Seul restituisce un fiume alla città. Parigi trasforma i cortili scolastici in oasi. Phoenix interviene sull’asfalto. Rotterdam prepara le piazze alle piogge estreme. Valencia combina una grande infrastruttura verde con una rete di luoghi dove trovare sollievo durante le ondate di calore.
Sono strategie molto diverse, ma hanno qualcosa in comune: cercano di adattare la città al clima invece di limitarsi a difendere le persone dal clima con soluzioni energivore.
E questo riguarda anche il turismo. Una città più alberata, ombreggiata, permeabile e facilmente percorribile a piedi o in bicicletta non è soltanto più resiliente. È anche più piacevole da visitare.
Per chi viaggia in estate, poter attraversare un parco, fermarsi in una piazza ombreggiata, seguire un percorso ciclabile lungo l’acqua o trovare un rifugio fresco può cambiare completamente l’esperienza di una destinazione.
Forse, quindi, la domanda giusta non è soltanto: come facciamo a sopportare città sempre più calde?
Ma: come possiamo progettare città che abbiano meno bisogno di essere raffreddate?
La risposta, guardando a questi progetti, sembra passare sempre più spesso da natura, acqua, ombra e spazio restituito alle persone.
Immagine di copertina: foto via Canva PRO




