In itinere

Italo-bovesano

Qual è la mia città? potevo pure titolare questo primo paragrafo. Già, qual è? Quella natale e dove vivo è Torino, ma quella quasi adottiva è Boves. Rispettivamente, gigante e gnomo. Solo per dimensioni fisiche, si badi bene, non storiche. Sennò le parti si invertirebbero, mi sa.

Boves, caso unico in Italia, è la sola città a fregiarsi sia della medaglia d'oro al Valor Civile che al Valor Militare. E girandola te ne accorgi, lo capisci. Sotto il portico del municipio, accanto alle mappe murali degli incendi nazisti sono scolpiti nel marmo centinaia di nomi: le incolpevoli vittime civili del fuoco ariano del comandante Peiper. Niente del genere, a Torino. O magari sì, ma più in piccolo, disperso in mille rivoli: insomma passa inosservato. Mentre a Boves il recente passato non può che essere onnipresente ai cittadini, additato com’è da doverosi monumenti nelle due piazze maggiori, concentrato in uno spazio tanto più esiguo. 

Forse dovrei correggermi, e invertire davvero i nomi...Torino e Boves: gnomo e gigante.

TO-FI(H2O): 1000 a 1

A Firenze, è un dato di fatto oggettivo, le fontanelle pubbliche scarseggiano. Almeno fino a pochi anni fa, ammesso che la situazione sia cambiata. Ed è un paradosso, vista la vocazione della città al turismo. L'unica che avvistai, triste, solitaria e apparentemente morta e mai risorta, si ergeva sbilenca su una banchina della stazione di Santa Maria Novella. Insomma non aveva un bell’aspetto, posto che vi sgorgasse qualcosa.

A Torino, viceversa, non si può dire che manchino. Quasi tutte verdi e cornute, visto il simbolo della città. In quest’ottica, a Firenze dovrebbero essere gigliate. Ma come si diceva, là niente fontane. Nemmeno alla stazione. I gigli, là, li trovi solo fra i preziosi delle vetrine di Ponte Vecchio. Ma non c’è campanilismo, in questo. Tant’è che mi chiedo se sia davvero razionale, il fiorire di così tante fontane nella mia città. Ovvero: inutile spreco d’acqua. O troppo o niente, insomma. Diciamo che qui non rischi di morir di sete. Specie in periodo di assiduo pellegrinaggio “sindonico”, dove non mancano turisti e torpedoni presso le rosse Torri (Palatine). Dar da bere agli assetati, disse qualcuno (restando in tema). Ma se ci fossero anche rubinetti e chiavette sarebbe meglio, dice qualcun altro.

Torino, culla delle fontanelle.

sTOici taurinensi

In principio erano le stoá, oggi sono i portici. Torino non ne ha l’esclusiva, beninteso, né di certo la maggior estensione. Ma proprio perché ne ha pochi ma buoni, si fa presto a confrontarli. I principali sono quelli di via Po e via Roma, o facciam finta che sia così (suspension of disbelief docet). Salta agli occhi che sono due pianeti diversi, e non solo architettonicamente. Via Po è ottocentesca e romantica, via Roma novecentesca e fascista. Differenze che noterebbe anche un profano. Tanto raccolta e armoniosa la prima, quanto squadrata e metafisica la seconda; librerie, bancarelle e profumi di vita in una, fredde e asettiche vetrine di negozi d’abbigliamento nell’altra. Volti pregnanti, ma solo in una delle due. Via Po e l’ideale proseguimento di via Pietro Micca e via Cernaia, è la Prospettiva Nevskij di Gogol: brulicante di grottesco e adorabile kitsch. Una è la Vita, l’altra un’arida luna.

Profonda notte

All’estivo “Dario Argento by night 2009” – se così vogliam definirlo – io c’ero. Evento unico e irripetibile, direi. Si proiettò in piazza CLN Profondo rosso, accompagnato musicalmente dal vivo. Per una volta, quella via Roma così razionalistica è diventata un cadavere che per qualche miracolo esce dalla bara (metafora in tema). Gli spettatori, o seduti sulla carreggiata o sotto i portici, avrebbero riempito un liceo. Io, zombie insofferente e girovago, rimpallo da un baretto all’altro (ma senza consumare), fra l’inquietante carnaio. Aggredito dai decibel fuori misura del palco. La fontana allegorica del Po e della Dora, dietro il maxischermo, a (as)sorbirseli tutti, dal primo all’ultimo.

In sordina, solo gli sguardi fra tanti sconosciuti. Lì per sentirsi urlare nelle orecchie da donne tagliuzzate. Nella piazza che fu davvero un set del film.

torino al tramonto: il lungo fiume con edifici ed alberi
Tramonto a Torino - Luca Moglia via flickr

Oktorinerfest

Una birra e una salsiccia... Una birra e una salsiccia... Non è una sequenza di Altrimenti ci arrabbiamo. È che ogni tanto, in giro per Torino, dove meno te l’aspetti spuntano fiere itineranti del gusto, all’aperto. Ed è una girandola di brasserie e girarrosti, quella che ti allieta vista e olfatto, se per caso ti capita di passar da quelle parti (e io mi ci trovo sempre, guardacaso). Oppure potresti vedere qua e là allegre famigliole di salami – nel senso “insaccato” del termine – formaggi, arrosti fumanti, affettati e ogni salsa nota e ignota all’uomo. Raro però che il cibo sia solo: e così si passa dal profumo di porchetta a essenze e saponette, e più in là a plastiche, resine e gomme di giocattoli. Caos organolettico totale.

Eppure lì, fra quegli stand, Mr. Colesterolo è in agguato. Aspetta solo che ti lasci tentare dai gastroeffluvi... e voilà, per lui è fatta (e per te pure). Una birra e una salsiccia... Una birra e una salsiccia...

Fra TO e CN

Cuneo, in mezzora la giri.

A Torino, in mezzora a momenti non traversi neanche la strada, per citare un cult di Pozzetto.

A Cuneo, l’arteria principale taglia perfettamente a metà la città (in due “semiCunei”, direbbe un pitagorico buontempone). Il primo tratto, via Roma, è più antico, e suggestivo, e raccolto. Il proseguimento, che a partire dalla centrale piazza Galimberti cambia il nome in corso Nizza, è visibilmente più recente. Entrambi i tratti sono porticati.

La via Roma di Torino è invece un duplice porticato postmoderno – vedi tre paragrafi fa – privo però di grandi attrattive estetiche. Mentre via Nizza si fregia di portici solo nel tratto finale di San Salvario, a ridosso della restaurata stazione di Porta Nuova. Qui, sotto volte sabaude, locali etnici e no vedono il via vai di varia e dolente umanità.

Cuneo e Torino: da entrambe scorgi le Alpi (Marittime) innevate, ma rispetto alla seconda la prima ne è una versione più vivibile, e mignon.

L’è un bel (?) Milàn

Milano? Non mi piace. Aggiungo che nel complesso, secondo me, con Torino non c’è gara. Nemmeno stavolta è campanilismo il mio, ma mero gusto estetico (giuro). Anche se alcuni corsi meneghini reggono il confronto con New York City per aspetto e larghezza, io continuo a preferire la cara e “vecchia” Turin di Macario e Gozzano (e tanti altri). Certo, quando si parla di «Duomo Italiano» per eccellenza viene subito in mente la dorata Madonnina e le sue guglie, mentre il barocco dell’edificio torinese by Guarini & Juvarra passa in secondissimo piano, e anzi quasi si dilegua. Ma al netto di ciò, nulla ha Torino da invidiare alla sorella nordica, in fatto di attrattive. Al Duomo di Milano risponde con Superga, a Brera con la Galleria Sabauda. Sennonché Milano non ha collina, Torino sì. E con un po’ di fantasia, persino il placido Po può diventar la Senna, la Mole una sorella minore della Tour, e l’eburnea rampa della Gran Madre una Montmartre senza pretese.

Fumettorino

Per chi ama fumetti e cartoon, Torino offre almeno tre ghiotte vetrine all’anno: la mostra-mercato di “Torino Comics” in primavera (al Lingotto), e le due “Torino Fumetto” sotto le tettoie del mercato di via Madama Cristina. Nel primo caso è previsto un biglietto d’ingresso, nel secondo no. Ma certo “Torino Comics” ha una marcia in più, e vale sempre il prezzo pagato. Oltre a migliaia di fumetti e gadget inerenti, puoi trovarci incontri con semivip nazionali e no, doppiatori a profusione e star dei più noti blockbuster di oggi e di ieri. Sempre se riesci a non farti strizzare a morte dalla ressa dei cosplayer più disperat… ehm, disparati. Trattasi, com’è noto, di un nuovo e terrificante stadio dell’evoluzione umana, dove ci si mette a nudo soltanto, per paradosso, sotto mentite spoglie, travestendosi. Sono i sogni che, una tantum, come a Carnevale, fanno a botte col reale. O moderni Saturnali in maschera, se preferite.

 

Autore: Emiliano Racca

Premio letterario "Racconta la tua città"

 

Copertina: foto di via Flickr

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