1. Lasciarsi incantare dalla Sibilla

Dove è la Sibilla? Esiste davvero? E’ buona o malvagia?

I bambini sono affascinati dalla storia che ha conquistato da sempre viaggiatori e romanzieri e non riescono a smettere di fare domande.

Siamo tra i Monti Sibillini, nel regno della fata incantatrice (per alcuni) e demoniaca creatura (per altri), che, secondo la leggenda, abita in una grotta posta sulla vetta nuda e levigata del monte Sibilla. Descritta come una vergine profetessa nell’Eneide, e come una bellezza che incanta nel rinascimento: “Il colorito avea soavissimo, le forme incantevoli, il linguaggio affasciante” (Andrea da Barberini, “Guerin Meschino del 1473”).

Esploratori e curiosi hanno cercato da sempre di scoprire il regno della Sibilla, entrando nella grotta attraverso un ingresso angusto, per riportare testimonianze enigmatiche di quegli abissi misteriosi. Poi improvvisamente quell’accesso si è chiuso e il mito della Sibilla è rimasto ad affascinare con la sua leggenda grandi e piccini.

Per saperne di più, a Montemonaco, nel Parco Nazionale dei Monti Sibillini, c’è un museo interattivo a misura di bambini, dove si entra nella grotta della Sibilla e “si esce velocemente su uno scivolo” (questa è la cosa che appassionato di più i piccoli bloggers!).

2. Esplorare i Monti Sibillini

Questa montagna è gigante ma gentile. Possiamo scalarla con i nostri piedini affamati di avventura. Prima di raccontarla vogliamo esplorarla con tutti i sensi.

Lungo il sentiero incontriamo alberi giganti, sassi e formiche, prati pieni di fiori in cui vorremmo rotolarci e correrre. Poi, possiamo dipingere quello che abbiamo visto mettendo tanti colori sul foglio bianco, e sulle nostre manine!

Il programma é disegnare insieme ad un maestro, con pennelli, acquerelli e tempere, ma le gambette dei bambini fremono per salire sulla cima della montagna, e in pochi minuti (come spesso accade con i bambini) il programma degli organizzatori è stato stravolto.  Ci ritroviamo lungo un piccolo sentiero che sale attraverso soffici prati punteggiati da migliaia di fiori colorati.

Qui in primavera ci sono piu di 50 specie di orchidee selvatiche. Dopo aver attraversato i boschi sembra di galleggiare  sopra alle nuvole. In basso, sotto di noi, i prati e le colline sembrano un mare sul quale si muovono veloci grandi nuvole bianche.

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Arrivati al rifugio della città di Amendola i bambini si immergono nella pittura, guidati dal prof. Marco Salusti. Una linea verde rotonda è la magica montagna che hanno appena esplorato. Sopra gli alberi, i fiori e le formiche che sono delle linee nere e geometriche che invadono tutto il disegno. I dettagli sono più importanti di tutto il resto.

Dopo questo sfogo creativo si pranza con zuppa di legumi, “bruschette”, pasta fresca fatta in casa condita con pepe e pecorino fresco, accompagnato da ottimo vino rosso.

3. Riconoscere i profumi della natura e costruire un erbario

Nel pomeriggio ci spostiamo in un agriturismo circondato dalle colline. Si chiama Il Vecchio Tasso e fino a trent’anni fa erano i ruderi di un’antica tenuta agricola, che il padre di Claudia aveva acquistato con l’idea di realizzare una comunità immersa nella natura.

Oggi è un agriturismo che ci accoglie con la distesa di prati a perdita d’occhio, i cespugli di erbe aromatiche, la piscina immersa nel verde, l’orto affacciato sulle colline, gli uliveti, un antico lavatoio oggi vasca di pesci rossi che ci racconta di altri tempi. C’è anche un piccolo portico coperto per la merenda, un’altalena e uno scivolo dove i bambini respirano ore di libertà. Puoi dimenticarti che le piccole pesti esistano perchè tutto sembra a misura di bambino, nessun pericolo, al massimo tre gattoni e due cani da tartufo padroni della casa.

Prato, prato e ancora prato. Giochiamo a nascondino tra gli alberi di ulivo, ascoltiamo il chicchirichi del galletto, corriamo velocissimi verso la vasca dei pesci rossi. Ora che mamma e papà sono distratti proviamo a catturare qualche pesce, ma è troppo veloce.

Sapevamo che la natura fosse profumata, ma non che ciascuno di questi profumi avesse un nome. Insieme alla Cooperativa Il Chirocefalo impariamo a riconoscere la lavanda, il rosmarino, il timo, la menta, il finocchietto. Osserviamo le immagini dal libro e poi di corsa in giardino a raccogliere un piccolo rametto di ciascuna erba aromatica da appiccicare nel nostro libretto profumato. E voilà: ecco il nostro primo erbario.

4. Riscoprire la Pasta fatta in casa e cucinare il Tartufo

Tutti questi profumi fanno venire fame. Per fortuna è arrivata Mirella, una vera cuoca, che ci promette una cena magnifica fatta con le nostre mani. La ricetta è molto semplice: 100 grammi di farina bianca, un uovo, un po’ di olio ed un pizzico di sale. Poi serve tanta enegia per lavorare la pasta e farla diventare sottile come una “pizza”.

Ci proviamo anche noi, facendo un buco in mezzo alla farina dove l’uovo può iniziare a girare e a mescolarsi con tutto il resto grazie alle nostre ditina. Non prepariamo gli spaghetti o le penne, ma una pasta speciale, i maltagliati. Si chiama così perchè nella cucina tradizionale non si buttava via niente, e anche gli scarti della sfoglia, quelle parti irregolari che stanno ai bordi, diventavano una pasta squisita da cucinare.

I piccoli chef, con grembiul cappello e mattarello, si divertono come non mai a preparare la cena per noi adulti… per una volta ci gustiamo la pioggia di farina e le mani appiccicose dei bambini in assoluto relax!

Più tardi la pasta, anche se non esattamente quella tagliata dai bambini, la assaggiamo con uno squisito condimento di tartufo e salamino, cucinata dall’Agriturismo Il vecchio Tasso.

Il tartufo è un sapore tipico della cucina locale, i boschi custodiscono questo tesoro e ogni agriturismo che si rispetti ha il suo cane da tartufo per cercarlo. Da non perdere la fiera del Tartufo bianco, che si svolge nelle prime due settimane di novembre ad Amandola.

5. Ballare il “Saltarello” nella regione dei 100 Teatri

Saliamo i vicoletti arrotondati del paesino di Amandola, un borgo arroccato a 500 metri di altezza sulla valle del Tenna, alle pendici orientali dei Monti Sibillini. Le strette stradine di pietra salgono e scendono in modo irregolare da pareti curve, piccoli spiazzi e fontanelle. Arriviamo fino al teatro del paese. Si dice che ciascuna borgata e paesino del territorio abbia il suo. Per questo Le Marche sono definite la regione dei “cento teatri”.

Dall’inizio del 1600, infatti tantissimi borghi sentirono l’esigenza di possedere il proprio teatro entro le mura del paese, e nella metà del 1900 vi erano circa 113 teatri, la maggior parte dei quali conserva oggi lo stesso fascino di un tempo.

Quello di Amandola è un piccolo gioiello con stucchi chiari e stoffe colorate. Qui impariamo i passi del “Saltarello marchigiano”, un antico ballo tradizionale di corteggiamento, che si ballava nei cortili e nelle aie in occasione delle feste.

La musica e il movimento dei ballerini contagiano subito in bambini. Questa “taranta marchigiana” ci apre uno spiraglio affascinante sulle tradizioni e la storia del territorio, che esploriamo subito dopo nel museo del paesaggio di Amelia. Un piccolo museo interattivo dove i bambini scoprono natura, paesaggio e tradizioni usando tutti i sensi.

7. Fare una sosta al Museo interattivo di Amandola

Quanti cassetti, tutti da aprire. Un gigantesco armadio pieno di oggetti curiosi. Per ognuno di questi c’è una bella storia da ascoltare, ma non una favola come altre, una storia vera… Guardiamo il paesaggio delle Marche attraverso piccoli fori, ci nascondiamo in mezzo ad un gregge di pecore, facciamo funzionare buffi strumenti di legno che un tempo erano molto preziosi…

“Tutto quello che vedete qui si può toccare”. Sono le prime parole della guida del museo. La frase non è ancora terminata che le manine curiose dei bambini stanno già esplorando ogni angolo del museo interattivo.

8. Ritrovare l’armonia con la Terra

Dai prati dell’agriturismo La Querceta di Marnacchia, un’antica fattoria immersa tra le colline, ci gustiamo i colori del tramonto dietro alle colline. Non appena arrivata la notte, la natura si riempie di piccole magiche lucine che si muovono ad intermittenza.

Migliaia di lucciole in un buio profondo con musica di grilli di sottofondo, è uno spettacolo ineguagliabile per noi abituati al rumore delle auto e alle luci della città.

I bambini rincorrono scalzi i puntini luminosi sul prato dell’agriturismo. Noi adulti ci gustiamo il profumo di erba e menta, l’aria fresca dei Sibillini, pensando a quanto il legame con la terra sia ancora forte in questo luogo.

Abbiamo conosciuto ragazzi giovani che hanno deciso di trasferirsi qui dal nord Italia, per coltivare la terra, alla ricerca di uno stile di vita più tranquillo e in armonia con la natura. Siamo stati ospitati in strutture ricettive diverse, ma ciascuna di loro con un pezzo di terra coltivato (ortaggi, alberi da frutta e ulivi), da cui ricava frutta e verdura per i loro ospiti.

E’ difficile lasciare questa terra accogliente, che con la sua semplice autenticità ci riporta all’essenza delle cose. Come si fa a non rimanere?

Foto di copertina: Sibillini, di Luigi Alesi, via Flickr

Info: Associazione Sibillini

 

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